martedì 23 agosto 2016

Cosmetici cinesi: Herborist

Cosmetici cinesi: Herborist

Cosmetici cinesi: Herborist

 
Siamo invasi da prodotti cinesi, non solo cosmetici, e il più delle volte hanno una etichetta o un nome che fa pensare che siano prodotti italiani, americani, tedeschi.- Made in China: il luogo comune
- Norme Cina vs. UE
- Il caso Herborist
- Prodotti best seller
Ci sono 2 ragioni fondamentali:
  1. Le produzioni cinesi possono raggiungere un miglior rapporto qualità/costo.
  2. Trasferendo know-how produttivo in Cina si agevola anche l’apertura dei propri marchi all’immenso mercato cinese.
Le leggi e gli equilibri dell’economia sono più chiari e semplici di quello che sembra. La difesa ideologica, nazionalista, di un modello di mercato autarchico non può che portare ad un mercato meno efficiente ed ad un calo della qualità. Con l’obiettivo della ricerca di un miglior rapporto qualità/costo, la delocalizzazione produttiva si è focalizzata su comparti industriali dove era alta l’incidenza del costo di mano d’opera ( vestiti, calzature ecc..), ma anche quelli dove erano più stringenti gli standard e le procedure di qualità ( elettronica, PC, Smartphone ). In passato c’era la tendenza a mascherare come l’effettiva produzione fosse in un paese non associato alla marca. Oggi ci sono sempre meno problemi, al di là delle norme che imporrebbero l’informazione del consumatore sull’effettivo paese di origine di un prodotto, a mostrare come la Cina sia diventata una vera e propria “arma di produzione di massa”.
Dal mercato alla politica: le corde del più becero nazionalismo tornano a suonare.
Il marketing può sfruttare il Made in , come un marchio di qualità nell’export, quando al sistema paese, generalizzando, si attribuiscono valori come: efficienza, qualità, serietà, onestà, creatività ecc. Sul mercato domestico invece il Made in può sfruttare anche argomenti che vanno dalle affiliazioni nazionalistiche o patriottiche, a presunti interessi sociali (se compri italiano crei posti di lavoro in Italia, ecc.).
Del peso che ha il “country of origin” nel cosmetico ho parlato in Made in La La Land .

Made in Cina: il luogo comune


Contro il Made in China è in corso una vera e propria campagna di opinione.
Gli stessi che demonizzano il made in China considerandolo sinonimo di bassa qualità, non hanno nessun problema a pensare al proprio smartphone o PC, prodotto in Cina, come al migliore possibile. La qualità di un prodotto industriale dipende più dall’onestà e competenza del produttore che da dove si trovi lo stabilimento produttivo. Il sistema paese e soprattutto l’indotto industriale, in Cina si è molto diffuso il sistema dei distretti ispirato dal modello italiano, contano sia per gli standard regolatori ed industriali che definiscono la qualità dei prodotti e dei servizi sia per la supply chain da cui dipende ogni produzione industriale. Ma questo non significa, quando non ci sono limitazioni nel know-how,  che non sia possibile una qualità industriale di eccellenza in un qualunque paese con i requisiti minimi di industrializzazione. Prima Korea e Taiwan, poi Cina, Vietnam, Malesia, Indocina, India, Pakistan, centro e sud America sono diventati sedi di produzioni industriali sempre più importanti. La discriminante in genere è il costo del lavoro basso nonostante la qualificazione della mano d’opera e la supply chain corta. Conta molto anche che alcuni costi industriali, dipendenti da norme sul inquinamento o sulla sicurezza meno stringenti di quelle nei paesi avanzati, siano decisamente inferiori. In genere le produzioni industriali destinate all’esportazione in questi paesi possono sottostare a standard di qualità molto superiori di quelli nazionali.

Norme cosmetiche Cina vs. UE

La normativa che regola la sicurezza del cosmetico in Cina è una delle poche dove, contrariamente allo standard occidentale, lo stato interviene pesantemente con controlli e restrizioni. Infatti la Cina impone l’utilizzo nel cosmetico solo di ingredienti cosmetici preventivamente “autorizzati” dallo stato. La lista-inventario degli ingredienti cosmetici autorizzati in Cina è stata fino al 2012 estremamente scarna comprendendo solo 3703 ingredienti.  La registrazione ed approvazione di un nuovo ingrediente, almeno per le industrie estere è estremamente costosa e lunga.
In pratica, per essere approvati, si devono produrre tutte le specifiche di innocuità e purezza tipiche della farmacopea o della registrazione di un farmaco. Viste le dimensioni in continua crescita della cosmesi cinese nel 2015 l’inventario degli ingredienti cosmetici cinesi redatto dalla China Food and Drug Administration è arrivato a 8783 voci. L’approvazione preventiva governativa degli ingredienti si riflette anche sugli obblighi più stringenti sui cosmetici di importazione.
Da questo nasce l’annoso problema dei test su animali obbligatori per i cosmetici cinesi. Nel 2014, anche alla luce dell’entrata in vigore del regolamento UE che bandisce la vendita nella UE di qualunque cosmetico testato su animali, le norme cinesi hanno tolto l’obbligo dei test su animali nelle produzioni locali di cosmetici non funzionali ( dentifrici, prodotti quasi drug devono ancora sottostare a questo obbligo ). Questo comporta che un cosmetico prodotto in Cina può entrare nella UE senza violare le norme sul bando dei test su animali. Norme così rigide sulla sicurezza del cosmetico, in Cina, rappresentano probabilmente un tentativo di proteggere l’immaturo mercato interno dall’invasione di cosmetici di importazione, ma possono essere anche conseguenza di come cultura e prescrizioni dell’antica medicina cinese o della sua farmacopea possano debordare nel cosmetico.
Una serie di scandali sulla sicurezza dei prodotti alimentari e cosmetici in Cina, oltre che una diffusa diffidenza tra gli stessi cinesi verso i prodotti nazionali rispetto ai prodotti di importazione, fanno pensare che anche se le norme sul cosmetico sono formalmente più stringenti, la loro applicazione ed osservanza non è sufficiente per rassicurare il consumatore.
Anche alcune prestigiose marche cosmetiche di importazione sono risultate, nei test cinesi, non in regola per il tenore di metalli pesanti e mercurio.
Comunque, per garantirsi una maggiore penetrazione nel mercato cinese, molte marche leader mondiali hanno trasferito le loro produzioni in China. Il consumatore cinese è attratto e rassicurato dal Marchio internazionale, es. Nivea, ma la produzione effettiva del cosmetico è in Cina.
Nel 2015 per sostenere la crescita o conseguenza della crescita del mercato della cosmesi in Cina, i dazi sull’importazione dei cosmetici sono stati abbassati dal 5% al 2%.

Il caso Herborist

In Cina si comprano molti cosmetici, in valore quasi 3 volte più che in Italia. Ma il potenziale mercato è enorme. Oltre all’enorme numero di consumatori si devono considerare aspetti culturali, comuni ad altre popolazioni asiatiche, dove la cura di sé rientra nelle routine quotidiane. L’attuale spesa pro capite per il cosmetico in Cina è circa un decimo di quella giapponese.  Ci sono ampi margini per una crescita.
Grazie anche ai prezzi più competitivi, sul mercato interno le marche cinesi hanno conquistato quote, anche se, specie in segmenti ad alta contribuzione, non hanno ancora raggiunto i volumi di vendita dei leader koreani, europei, japponesi ed americani.
Marche come Yunifang, Pechoin, Inoherb, KanS, Chinfie, Chcedo, Houdy, Caisy, Longrich, a noi sono per lo più sconosciute ma hanno crescite anno su anno dell’ordine del 10-30% e fanno si che in Cina ormai oltre il 50% dei cosmetici venduti siano di marche cinesi.
La scelta del posizionamento “premium” o “lusso” comporta la massimizzazione del profitto, ma anche la qualificazione del brand
Particolare il caso di Herborist
o 佰草集 (“Bai Cao Ji”), che in cinese vuol dire la stessa cosa, cioè: “erborista”.
Herborist è una delle marche del più grande gruppo cinese della cosmesi, la Shanghai Jahwa United . Si tratta di un gruppo da oltre 865 milioni di USD di vendite annue (2015) capace di creare la prima marca cinese nel segmento premium, posizionata per competere, soprattutto sul mercato interno, con le grandi marche internazionali della cosmesi.
Con migliaia di punti vendita qualificati in Cina ritengo sia l’unica marca cosmetica cinese che ha trovato un canale distributivo anche nella UE. I suoi prodotti si possono trovare nei negozi Sephora ed in alcuni paesi europei nelle profumerie Douglas.
La vendita anche in occidente è un argomento “forte” per una marca cinese.
Sapere che la stessa crema è venduta anche a Parigi è un bel supporto per la giovane ricca e diffidente cliente cinese che entra in una profumeria nel Guangdong ( uno dei più sviluppati distretti industriali ).
Herborist non è l’unica marca cinese che ha avuto successo ispirandosi alla medicina tradizionale cinese ed ai suoi rimedi erbali, ma è l’unica che l’ha fatto con un posizionamento premium, quindi a prezzi 2 o 5 volte superiori a quelli dei concorrenti cinesi.
I continui riferimenti ai rimedi erbali avvicinano la marca al segmento “green”, per come è percepito in occidente, anche se in Cina le specifiche di cosa è un cosmetico “green” sono diverse da quelle che circolano da noi.
La crescita di fatturato del gruppo, nel 2015, ha subito un rallentamento e i risultati delle vendite in Europa, nonostante gli sforzi di Sephora, non mi sembrano significativi.
Il mercato europeo non è un mercato facile per una marca asiatica. Le giapponesi Shiseido e Kanebo sono eccezioni. Anche il gigante koreano, Amore pacific, che ha impiantato una sua fabbrica di produzione in Francia ha volumi di vendite in Europa relativamente piccoli.
Vista l’importanza che ha in Cina il webmarketing cosmetico, sospetto che per sostenere il lancio europeo della marca Herborist siano stati distribuiti centinaia di campioni gratuiti a tante beauty blogger. Oggi la presenza della marca  in rete è minima ed anche i siti della marca o di Sephora appaiono sguarniti, non aggiornati, come se, forse per i risultati del gruppo inferiori alle attese, l’operazione “vendita in Europa di una marca cinese”, interessi di più per le ricadute sul mercato domestico che per l’effettiva redditività in Europa.
Prezzi e informazioni rilevate in rete nei siti della marca o nei siti di vendita on-line.
Ingredienti “erbali” in caratteri color Verde.
Ingredienti che mi lasciano perplesso evidenziati in Giallo.
Commenti e opinioni personali nei riquadri rosa.

T’ai Chi Mask

Fonte
Prezzo 55 € per 290 g. corrispondenti a 189,65€/Kg.
Black T’ai Chi Mask
Ingredienti : Aqua, Kaolin, Glycerin, Ci 77267, Hydroxypropyl Starch Phosphate, Coix Lacryma-Jobi Seed, Propylene Glycol, Xanthan Gum, Coix Lacryma-Jobi Seed Oil, Diazolidinyl Urea, Isopropyl Palmitate, Ginkgo Biloba Leaf Extract, Hydroxyethylcellulose, Perilla Ocymoides Seed Oil, Methylparaben, Tourmaline, Propylparaben, Crocus Sativus Flower Extract, Bht, Butylene Glycol, Paeonia Lactiflora Root Extract, Tribulus Terrestris Fruit Extract, Liquidambar Styraciflua Fruit Extract, Ci 77480, Morus Alba Bark Extract, Sophora Japonica Root Extract, Prunus Persica Leaf Extract, Salix Alba Bark Extract.
White T’ai Chi Mask:
Ingredients : Aqua, Glycerin, Ci 77891, Dimethicone, Paraffinum Liquidum, Diisostearyl Malate, Acrylates Copolymer, Petrolatum, Ceteareth-20, Glyceryl Stearate, Pentaerythrityl Distearate, Polyacrylamide, Simmondsia Chinensis Seed Oil, Cetyl Dimethicone, Tourmaline, C13-14 Isoparaffin, Propylene Glycol, Olea Europaea Fruit Oil, Diazolidinyl Urea, Sodium Hyaluronate, Laureth-7, Xanthan Gum, Methylparaben, Hydrogenated Dimer/Dilinoleyl/Dimethylcarbonate Copolymer, Bht, Castoryl Maleate, Sodium Astrocaryum Murumuruate, Isopropyl Palmitate, Propylparaben, Benincasia Cerifera Seed Extract, Amomum Aromaticum Fruit Extract, Ginkgo Biloba Leaf Extract, Perilla Ocymoides Seed Oil, Atractyloides Macrocephala Root Extract, Paeonia Lactiflora Root Extract, Bletilla Striata Root Extract, Butylene Glycol, Poria Cocos Extract, Inula Britannica Flower Extract, Atractyloides Macrocephala Root Extract, Ampelopsis Japonica Root Extract, Morus Alba Bark Extract, Sophora Japonica Root Extract, Prunus Persica Leaf Extract, Salix Alba Bark Extract, Tocopherol.
Si tratta del prodotto dove maggiore emerge lo sforzo del marketing. Il prezzo di 55 €, ma si trova anche scontato a 49€, viene percepito come alto e lo posiziona tra i prodotti premium, anche se, per il formato, il prezzo al Kg si avvicina a quello di analoghi prodotti da supermercato. Evidente l’investimento sul packaging, con il vasetto che riporta il pittogramma dello Yin-Yang. Nella scelta del nome hanno puntato sulle poche parole cinesi conosciute in occidente ( Thai chi, Yin-yang ).
Il vasetto con il disegno della monade Yin-Yang , decisamente originale, può piacere anche se è decisamente poco pratico. Per prelevare il prodotto da quelle fessure ci vogliono dita sottili come un cotton-fioc.
Il colore nero lucido della maschera black, sfida le percezioni istintive: bianco (puro, buono, sano) verso nero ( sporco, impuro, cattivo). Ma può evocare l’idea di efficacia, un po’ come quando si pensa che una medicina per essere efficace debba essere amara.
La formulazione, essendo maschere devono contenere polveri insolubili, punta molto sui pigmenti bianco (biossido di titanio) e nero (carbone animale, ottenuto con la combustione in debito di ossigeno di ossa).
I riferimenti all’erboristeria si rintracciano nella “tipica” formulazione minestrone ( di tutto un po’) con molti estratti o oli vegetali diversi, 11 nella nera e 18 nella bianca. Elegante e originale l’utilizzo del sapone ottenuto dall’olio di murumuru. La maschera nera è un gel-fango sostanzialmente senza emulsionanti ed emollienti. La maschera bianca è una emulsione olio in acqua. L’emollienza è decisamente poco innovativa; basata su Dimethicone, paraffina e petrolato, migliorando il tocco con qualche isostearate e isoparaffina. Lo skin feel può piacere anche se ricorda soluzioni formulative decisamente datate o vecchie. La vedo dura, se devono competere con le ultra innovative formulazioni koreane che tanto piacciono alle donne cinesi. Sconcerta l’utilizzo del “petrolatum”, alla luce delle ambigue restrizioni fissate dal regolamento europeo.

Color Control – Skintone Perfector Mask

Prezzo € 30,99 per 260g. corrispondenti a € 119,19 / Kg

Ingredienti: Water, Glycerin, Ci 77891, Dimethicone, Paraffinum Liquidum, Cetearyl Alcohol, Caprylic/Capric Triglyceride, Petrolatum, Glyceryl Stearate, Ceteareth-20, Hydrogenated Dimer Dilinoleyl/Dimethylcarbonate Copolymer, Castoryl Maleate, Cetyl Dimethicone, Polyacrilamide, Sodium Polyacrylate, Propylene Glycol, C13-14 Isoparaffin, Simmondsia Chinensis (JOJOBA) Seed Oil, Xanthan Gum, Hydrogenated Polydecene, Diazolidinyl Urea, Cocoamidopropyl Betaine, Glycosaminoglycans, Fragrance, Methylparaben, Laureth-7, Pearl Powder, Polygonatum Multiflorum Rhizome/Root Extract, Sodium Chloride, Bht, Propylparaben, Ppg-5-Laureth-5, Citric Acid, Tromethamine, Pentylene Glycol, Butylene Glycol, Ampelopsis Japonica Root Extract, Paeonia Lactiflora Root Extract, Bletilla Striata Root Extract, Dictamnus Desycarpus Root-Bark Extract, Tribulus Terrestris Fruit Extract, Bht, Vitamine, Atractyloides Macrocephala Root Extract, Poria Cocos Sclerotium Extract, Iodopropynyl Butylcarbamate, Hexyl Cinnamal, Limonene, Linalool.
Si riconosce una base formulativa molto simile alla maschera T’ai Chi bianca ma in un packaging che non sembra l’ideale per il canale “profumeria”. I vasi in vetro con tappo a molla, tipo marmellata fatta in casa, hanno avuto un notevole successo in Cina una 15na di anni fa quando alcune marche di importazione, li utilizzarono in linee del segmento green o professionali. Una marca americana, distribuita nei department store cinesi, Borghese, ha avuto per vari anni un discreto successo con cosmetici in questo tipo di confezione, ma con posizionamento premium, e prezzi molto alti. Anche in questo caso, il prodotto Herborist ha un prezzo al Kg che non è poi così alto per essere un cosmetico skin care premium. Il claim “Color Control”  può agganciarsi al trend delle creme alfabetiche ( BB, CC ecc. ), ma si mantiene a distanza dal segmento “whitening”, regolato in Cina come funzionale o quasi-drug. 9 ingredienti sono oli o estratti vegetali. Sospetto un sistema formulativo che, come nella T’ai Chi bianca, non brilla certo per innovazione. Sconcerta molto, se non è un errore di stampa o trascrizione, l’ingrediente “Vitamine”. Che vitamine? Sono molto diverse tra loro e fanno cose diverse. Si tratta di una definizione come ingrediente cosmetico non registrata come INCI e neppure nell’inventario cinese, che può confondere, anziché informare il consumatore.

Siero Rivitalizzante e Rassodante

Fonte
Prezzo €49,00 per 30g corrispondenti a 1633 €/Kg
Siero Rivitalizzante e Rassodante - Herborist
Ingredienti: Aqua, isohexadecane, glycerin, caprylic/capric triglyceride, methylsilanol mannuronate, butylene glycol, polymethylsilsesquioxane, pentaerythrityl distearate, cyclopentasiloxane, glyceryl stearate, behenyl alcohol, dimethicone, dimethicone crosspolymer, glyceryl oleate citrate, propylene glycol, sodium stearyol glutamate, diazolidinyl urea, parfum, butylphenyl methylpropional, eugenol, linalool, benzyl benzoate, citronellol, hexyl cinnamal, limonene, xanthan gum, methylparaben, asiaticoside, propylparaben, ganoderma lucidum stem extract, polygonatum odoratum extract, rhodiola sacra root extract, sodium methylparaben, sorbic acid.
Un siero, venduto a prezzi premium ( sopra i 1000€/Kg ). L’ingrediente attivo su cui hanno puntato è il methylsilanol mannuronate, che non si può considerare un estratto erbale essendo composto da metilsilanetriol ( mattoncini dei siliconi ) e acidi alginici ( polisaccaridi derivati dalle alghe brune ). Il produttore dell’ingrediente vanta molteplici effetti (anti-age, lipolisi, idratante, lenitivo, anti-smagliature ) ma gli studi scientifici a supporto sono carenti e non supportano l’efficacia in vivo del cosmetico. La lista ingredienti fa pensare ad un prodotto idratante. Non mi è per nulla chiaro cosa intendono con “rivitalizzare” e l’asiaticoside e 3 estratti erbali, in fondo in fondo, nella lista ingredienti, non si capisce cosa e come “rivitalizzano”.
Rodolfo Baraldini
  
                        
 

domenica 21 agosto 2016

Pelli mature: come trattarle ?

Pelli mature: come trattarle ?

Pelli mature: come trattarle ?

 

Come trattare le pelli mature? Bella domanda! che cosmetici e trattamenti sono preferibili per pelli veramente mature? Ma possiamo definire chiaramente cosa è una “pelle matura”? - Prevenire è meglio che curare
- Cosa comporta l’invecchiamento cutaneo
- Trattare pelli mature
- Idratare
- Esfoliare
- Sforacchiare
- Conclusione
L’invecchiamento biologico c’è e ce lo dobbiamo tenere. Punto!
La freccia del tempo non si può invertire. C’è qualche markettaro che evoca addirittura la quantistica, parolone ad effetto utilizzato senza alcun senso, per far credere che si può fermare o invertire l’invecchiamento. Tutte balle! Al massimo possiamo rallentarlo un po’.
Oltre al tempo, che comunque: passa, gioca contro anche il secondo principio della termodinamica; l’invecchiamento in biologia si può considerare un aumento dell’entropia.
L’invecchiamento cutaneo è un fenomeno ampiamente studiato. Mentre scrivevo mi sono andato a consultare 2 o 3 libri che ne parlano: libri con più di 1000 pagine. Sorprendente come una materia scientifica non strettamente medicale sia stata oggetto di così tante pubblicazioni scientifiche. Maliziosamente si può pensare che anche la ricerca scientifica rincorra il business e sotto al tema dell’invecchiamento cutaneo, scorre un fiume di denaro.
Le migliori pratiche cosmetiche non possono compensare il fatto che per mezzo secolo non ci si è presi cura della pelle
La domanda di contrastare l’invecchiamento è enorme ed alimenta un grande mercato di cosmetici e trattamenti cosiddetti anti-age.
L’invecchiamento cutaneo è un fenomeno progressivo, continuo, che comincia appena nati. Diventa un problema estetico, non per tutti, solo ad un certo punto della nostra vita. I canoni estetici per cui le rughe o le macchie cutanee o i capelli bianchi sono “brutti” o comunque inestetismi da correggere possono variare da persona a persona, da cultura a cultura. Chi prima, chi dopo, comunque c’è una età in cui i segni esteriori dell’invecchiamento diventano dominanti. Visto che non c’è un chiaro limite per definire che una pelle è diventata “matura” per intenderci parlerei dei segni di invecchiamento che normalmente vediamo in chi ha più di 60 anni, anche se molto spesso cominciano a manifestarsi anche 30 anni prima.


Prevenire è meglio che curare

Cappello a tesa larga e grandi occhiali da sole: i migliori accorgimenti per prevenire le rughe e macchie sul viso.
Come avrebbero dovuto essere trattate le pelli veramente mature nei 50 anni precedenti?
Potendo preventivamente agire sulle cause dei segni di invecchiamento cutaneo si ottengono risultati impossibili cercando di rimediare quando ormai è troppo tardi.

Una componente importante dell’invecchiamento cutaneo è di fatto legata all’esposizione ai raggi ultravioletti ed alla disidratazione. Volendo trattare una pelle matura, c’è una grande differenza se la pelle è di chi per anni ha cercato di abbronzarsi crogiolandosi per ore sotto il sole o di chi per anni si è protetto dai raggi UV e curato cosmeticamente la pelle.

Fisiologia dell’invecchiamento cutaneo

L’invecchiamento si manifesta con alcuni cambiamenti visibili della pelle.
Principali cambiamenti visibili legati all’invecchiamento cutaneo
Rughette e rughe
Si formano già dopo i 20 anni sollecitate meccanicamente dai movimenti espressivi della pelle. Nelle pelli mature, specie se hanno una storia di esposizione ai raggi UV, si forma anche un reticolo di rughette non strettamente correlate alle pieghe della pelle.
Macchie cutanee
Disordine nella pigmentazione cutanea specie nelle aree esposte alla luce solare, con macchie iperpigmentate isolate o diffuse.
Perdita di volume
Con la pelle invecchiata cambia anche la forma del viso. Le masse sottocutanee che tendono la superficie degli zigomi e delle guance si riducono di volume.
Perdita di densità
La progressiva riduzione di collagene e la riduzione in numero e rilievo delle papille dermiche si traducono in una perdita di densità e consistenza. La pelle risulta rilassata per la perdita di volume ma anche flaccida, non elastica.
Ognuno dei 4 fenomeni ha una sua dinamica e complesso di cause che qui non è il caso di approfondire.
Basti ricordare che ci sono 2 tipi di invecchiamento: quello intrinseco e quello esogeno. Entrambi portano ad un rallentamento della rigenerazione cellulare ed una riduzione dei lipidi cutanei.
L’invecchiamento esogeno, cioè indotto da fattori esterni, si riconduce in gran parte al fotoinvecchiamento, cioè ai cambiamenti fisiologici indotti dall’esposizione al sole ed ai raggi UV. Ma anche altri fattori come il fumare o l’inquinamento o la disidratazione possono accelerarlo.
Fisiologia dell’invecchiamento cutaneo
Invecchiamento intrinsecoFotoinvecchiamento
ApparenzaTexture liscia con superficie regolare. Rughette fini. Qualche depressione cutanea. Pelle in eccesso. Leggera perdita di elasticitàColorito giallastro e discromie. Rughe marcate e diffuse. Superficie coriacea. Importante perdita di elasticità.
EpidermideSottile e vitaleMarcata acantosi, atipia cellulare, tumori
Tessuti elasticiAumentati ma nella normaImportante aumento con masse amorfe elastotiche
CollageneInspessito con fasci non orientatiImportante perdita di fasci e fibre
GlucosaminoglicaniLeggera riduzioneImportante aumento
Derma reticolareRiduzione dei mastociti inattivi, riduzione dei fibroblasti, assenza di infiammazioniInspessimento, elastosi. Aumento dei fibroblasti, importante aumento dei mastociti iperattivi, infiltrati infiammatori.
Derma papillareAssenza di zone di GrenzElastosi solare con zone di Grenz
VascolarizzazioneLeggera riduzioneImportante riduzione, anormalità e teleangectasie
Grassi sottocutaneiAree ipotrofiche-
PeliIncanutimento, assotigliamento, ipertricosiIncanutimento

Trattare pelli mature

Mantenendo idratata, pulita e protetta dagli UV la pelle si rallenta l’invecchiamento cutaneo. Ma una volta che i segni principali si manifestano si possono sfruttare trattamenti in grado di intervenire sugli specifici inestetismi.
L’obiettivo è ridurre numero e profondità delle rughe, schiarire le discromie, aumentare il turgore, resistenza ed elasticità dei tessuti cutanei.
Cresce l’offerta della cosiddetta “medicina estetica” che tra punturine, filler ed interventi più o meno invasivi tende a proporre un modello distorto della “bellezza non più giovane”.
Dietro alcuni disastri della medicina estetica credo non ci sia solo un problema di competenza clinica, i medici possono essere più o meno bravi, ma anche una oggettiva mancanza di buon gusto e arte. Ma d’altra parte, il guadagnare migliaia di euro all’ora facendo punturine è una bella tentazione e non ci si deve stupire se si incappa in professionisti con competenze e capacità discutibili.

Idratare

L’idratazione cutanea comporta un inspessimento dell’epidermide e dello strato corneo con una maggiore plasticità. Tutti fattori che possono opporsi alla formazione di rughe. L’idratazione cutanea influenza anche l’equilibrio tra desquamazione e rigenerazione, alla base del continuo ricambio della pelle . Per questo l’utilizzo preventivo, sistematico di creme idratanti rientra nei migliori protocolli anti-age. Con gli anni, specie dopo i 60, gli equilibri cutanei che regolano l’idratazione, cambiano e la tendenza a pelli più secche e disidratate emerge. L’applicazione di prodotti idratanti, già utile prima, diventa ancor più utile. Applicando prodotti idratanti si possono integrare azioni esfolianti, depigmentanti, rimpolpanti.
L’applicazione sistematica di creme idratanti con pH inferiore a 4,5 e con qualche agente depigmentante migliora sensibilmente l’aspetto di una pelle matura.

Esfoliare

Tra le pochissime azioni che producono risultati visibili sulle pelli mature c’è l’esfoliazione. La rimozione degli strati più superficiali con peeling chimici, meccanici, termici comunque dà risultati immediati e nel tempo. L’esfoliazione, anche leggera, interviene fisicamente sulla architettura della ruga dando alla pelle un aspetto più liscio e uniforme. L’esfoliazione profonda può intervenire anche sulla profondità delle rughe.
Si può esfoliare molto o poco con tecniche diverse. La più radicale è il resurfacing con laser che rimuovono gli strati superficiali ma anche alcuni peeling chimici, il più studiato è con l’acido tricloroacetico, ottengono risultati notevoli. Sono trattamenti “forti”, dove per vari giorni, dopo, si deve proteggere la pelle “lesa”, almeno fino a quando non si è rigenerata o non si sono ridotti sanguinamenti o infiammazioni indotte. Riducendo la concentrazione degli acidi o con acidi meno aggressivi ( cioè con costante di dissociazione acida, pKa, più alta ) o con azioni meccaniche come quelle della dermoabrasione si possono eseguire peeling molto più superficiali e con molte meno reazioni. Nella cosmesi si privilegiano acidi come il glicolico, mandelico, salicilico, piruvico promossi spesso come i più efficaci. Ma qualche differenza nei risultati la fa più la concentrazione di acidi liberi ( quindi la pKa dell’acido e il pH della soluzione ) ed in parte le dimensioni e polarità della molecola. Escludendo prodotti cosmetici molto diluiti, sono tutti trattamenti che è meglio far fare ad un professionista in quanto sono necessarie precauzioni e protocolli d’uso ben precisi e si portano appresso un discreto corredo di possibili reazioni avverse.

Sforacchiare

In origine c’era la pratica, abbastanza esoterica, di alcune estetiste che “tracciavano” le rughe. In sostanza si focalizzava la dermoabrasione o lo scrub proprio solo sulla ruga, con tecniche un po’ approssimate che però davano dei risultati visibili. Era come se il “danno” molto localizzato, quasi graffiare la ruga, stimolasse i meccanismi “riparativi” dei tessuti circostanti. Poi c’è stato il laser fraxel con il suo razionale, dove al posto di una esfoliazione su una superficie continua si producevano centinaia di piccolissimi fori.
La tecnica di needling più diffusa sfrutta cilindri rivestiti di piccolissimi aghi.
Oggi abbiamo il needling. Un sistema che, con matrici di piccolissimi aghi, produce sulla pelle tantissimi forellini di cui è possibile calibrare diametro e profondità. Si possono applicare con rulli o, soluzione oggi più moderna e professionale, con apposite “penne perforanti”. È uno dei trattamenti che pur nella sua semplicità ed economia dà i risultati più visibili con meno reazioni avverse. Non mancano specifiche di impiego abbastanza rigide e controindicazioni varie per cui, pur essendo relativamente semplice, è meglio farlo fare da un professionista, anche se un gran numero di produttori cinesi ne sta promuovendo l’utilizzo domiciliare. Il costo al trading anche per serie medio piccole del rullino con aghetti è inferiore ai 3 €. Inoltre, sull’onda della elettroporazione, il needling comporta un importante aumento della permeabilità cutanea. Cosi dopo aver sforacchiato la pelle, applicando specifici prodotti topici si può avere una maggiore penetrazione dei loro attivi. Qui casca l’asino, visto che poi la gente ed alcuni professionisti applicano di tutto, pensando che prodotti concepiti per pelle integra possano funzionare o non dare problemi anche su pelle “sforacchiata”. L’efficacia, anche senza alcun prodotto topico applicato successivamente, è notevole. Come con l’esfoliazione, a seconda di quanto è “profondo”, lo sforacchiamento può indurre sanguinamenti e altre reazioni inquietanti. Nell’utilizzo domiciliare con aghi molto corti ( 0,5 mm max.) e sottili, risultati analoghi possono essere ottenuti anche con la frizione/abrasione fatta utilizzando le dita con un po’ di energia sulla ruga. I vari needling sul mercato non hanno però uno degli effetti significativi del laser fraxel: la visibile contrazione quasi immediata della pelle, probabilmente innescata dall’azione delle temperature sul collagene circostante i fori, azione che l’aghetto in metallo non esplica.
Questo comporta che anche, se lo sforacchiamento può indurre un immediato turgore sotto la ruga che ne riduce l’apparenza, questo è temporaneo.
Non c’è poi alcuna evidenza scientifica su una eventuale riduzione delle macchie cutanee, che al contrario come risposta post-infiammatoria possono crescere.


Conclusione

Premesso che le pelli mature vanno trattate come avrebbero dovuto essere trattate negli anni precedenti, quindi con creme idratanti e protette dagli UV, una azione specifica verso i principali inestetismi, rughe, macchie, perdita di volume, perdita di densità è possibile.
Più la pelle è matura più è utile un apporto di lipidi, oli, burri, cere, alcoli grassi.
Alcuni acidi grassi possono essere preferiti per l’azione proliferativa o antiproliferativa su specifici tessuti.
Più la pelle è matura più è utile un cosmetico con pH leggermente più acido della pelle, fino ad un possibile azione esfoliante.
Trattamenti più efficaci ed invasivi è preferibile che siano gestiti da professionisti.
Sono disponibili sistemi per l’esfoliazione o per lo sforacchiamento ad uso domiciliare, ma sono normalmente impostati per dare risultati limitati al fine di ridurre i rischi di reazioni avverse.
Rodolfo Baraldini
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sabato 13 agosto 2016

Cosmetici venduti a domicilio e multilevel marketing.

Cosmetici venduti a domicilio e multilevel marketing.

Cosmetici venduti a domicilio e multilevel marketing.


 
A grande richiesta nel sondaggio e di alcune/i che sono entrati nella rete vendita di alcune marche, un approfondimento sulla vendita diretta, o più propriamente a domicilio nella cosmesi, e su chi la fa proponendo opportunità di guadagno e di lavoro. Argomento vasto che sintetizzerei approfondendo 3 diversi punti di vista:
  • quello della azienda cosmetica,
  • quello dei consulenti/distributori che compongono la rete di vendita diretta,
  • quello delle consumatrici/consumatori.


Fu un venditore di bibbie porta a porta, oltre 130 anni fa, ad inventarsi il business della vendita a domicilio dei cosmetici creando la marca Avon.
Avon ha raggiunto dimensioni gigantesche e molte altre aziende si sono ispirate al suo modello di business creando gruppi con giri d’affari e guadagni a volte enormi.
Prima dell’era internet, il cosmetico aveva uno specifico vantaggio nella vendita a domicilio. La/il venditore a cui si apre la porta di casa ed il salotto è un testimonial potente, è una consulente, una amica, una esperta che riporta convincenti esperienze personali, e la libertà di accesso alla propria abitazione è già un segnale di fiducia, un segnale dell’affidamento che il/la consumatrice riserva al venditore/trice.
I cosmetici, gli integratori alimentari e gli intrugli pseudosalutistici assieme ai prodotti per la cura della casa sono tra i prodotti che danno i migliori risultati di vendite con questa tecnica. Alcuni giganti della cosmesi, come la koreana Amore, ma anche la giapponese Menard, hanno fin dalla nascita puntato sulla vendita porta a porta, ma passando poi alla distribuzione tradizionale non permettono di valutare il peso delle vendite dirette ( in alcune relazioni di bilancio del gruppo Amore si accenna ad un 20% del fatturato )

Diventare un gigante della cosmesi puntando sulla vendita diretta.

Molti gruppi della vendita diretta o porta a porta vantano vendite di cosmetici superiori al miliardo di US$. Anche se non tutti rientrano nella classifica delle vendite di cosmetico che ho pubblicato qui. I dati contabili non sono certi, molte società non sono quotate e non hanno obblighi di trasparenza nella redazione dei bilanci. Molti gruppi vendono prodotti diversi e possono avere la vendita del cosmetico come marginale rispetto ad altre classi merceologiche. Alcune marche poi associano la vendita a domicilio ad altri sistemi di vendita diretta e indiretta. Stanhome, nonostante sia controllata dalla cosmetica Yves Roche, è distribuita più per i detergenti casa che per i cosmetici, che comunque ha a catalogo. Analoga la posizione di Tupperware di cui molti neppure sanno che vende anche cosmetici. Più il gruppo opera su più mercati e più è facile che le vendite corporate non corrispondano alle vendite retail. Per varie ragioni fiscali e legali, i gruppi della vendita diretta che vendono in diversi paesi possono anche gestire trasferimenti tra sussidiarie e consociate che amplificano i risultati corporate. Soprattutto le marche emergenti hanno l’attitudine a comunicare risultati gonfiati, anche per motivare il reclutamento. Significativi possono essere i numeri vantati, seppur senza alcuna certificazione, sulla forza vendita reclutata. Ma l’andamento del numero di consulenti in rapporto agli incassi è un buon indicatore di quanto pesa il nuovo reclutamento di forza vendita sui risultati commerciali.
AziendaNazioneSettore merceologicoVenditori reclutati (stima)
Avon Products
www.avon.com
USACosmetici, ma anche Beauty, Fashion e accessori oltre 6 milioni
Amway
www.amway.com
USAIntegratori alimentari e salutistici, anche Cosmetici, personal care, oltre 4 milioni
Herbalife
www.herbalife.com
USAIntegratori, Cosmetici, personal careoltre 2,5 milioni
Natura Cosmeticos
www.natura.net
BrasileCosmetici, personal careoltre 1,4 milioni
Jafra
www.jafra.com
USACosmetici, prodotti per la casa, home careoltre 600 mila
Jeunesse
https://mizumoto.jeunesseglobal.com/
USACosmetici, personal careoltre 500 mila
Mary Kay Inc.
www.marykay.com
USACosmetici, personal careoltre 2,4 milioni
Tupperware Brands Corp. www.tupperware.comUSAContenitori; ma anche cosmetici, personal careoltre 2.6 million
Oriflame Cosmetics SA www.oriflame.comLussemburgoCosmeticioltre 3 milioni
Nu Skin Enterprises
www.nuskin.com
USACosmetici, personal careoltre 800 mila
Belcorp
www.belcorp.biz
PeruCosmetici,personal careoltre 900 mila
Yanbal International
www.yanbal.com
PeruCosmetici, personal care, accessori beautyoltre 300 mila
Scentsy
www.scentsy.net
USACosmetici, personal care, integratori , accessori casa e cucinaoltre 170 mila
Shaklee Corp.
www.shaklee.com
USAIntegratori alimentari, cosmetici, dimagrimentooltre 1 milione
Cosway Corp. Ltd.
www.cosway.com.my
MalesiaIntegratori alimentari, cosmetici, prodotti per la casa, per l’auto e altrooltre 1 milione
For Days Co.
www.fordaysusa.com
GiapponeCosmetici, integratori alimentari, wellnessoltre 200 mila
KK ASSURAN
www.assuran-info.com
GiapponeCosmeticioltre 500 mila
Better Way Co.
www.mistine.co.th
TailandiaCosmeticioltre 800 mila
Nature’s Sunshine Products
www.naturessunshine.com
USACosmetici, personal care, wellnessoltre 600 mila
Arbonne International
www.arbonne.com
USACosmetici, personal care prodotti salutistici e wellnessoltre 500 mila
Neways
www.neways.com
USACosmetici, personal care, home care, wellnessoltre 300 mila
Noevir Holdings
www.noevirholdings.co.jp
JapanCosmetici, personal care, integratori alimentarioltre 180 mila
Rodan + Fields
www.rodanandfields.com
USACosmeticioltre 150 mila
Il rapporto tra vendite e numero di venditori reclutati può suggerire anche l’incidenza delle strategie di multilevel marketing e l’eventuale presenza di schemi piramidali anche se paradossalmente alcune delle marche che più puntano sul miraggio dell’opportunità di grandi guadagni, pubblicizzano anche numeri altissimi di collaboratori e chiunque calcolando la media di venduto per collaboratore può capire come sia difficile realizzare i guadagni prospettati. Dalle indagini della FTC è risultato che riferendosi al più grande e ricco gruppo di vendita diretta con modelli di Multilevel marketing, la Amway, più della metà dei distributori USA non guadagnava nulla e che comunque la media degli incassi mensili era dell’ordine dei 100 US$.

La Congiuntura.

Oltre la metà delle aziende leader che operano con strategie di multilevel marketing che vendono anche o solo cosmetici viene da pensare che tra la vendita porta a porta ed il cosmetico ci sia un feeling particolare. Solo gli integratori alimentari e gli intrugli salutistici sembrano reggere il passo della crescita di vendite con questo canale ed alcuni casi di crescita in pochissimi anni delle vendite di alcune marche che hanno puntato su queste strategie fanno da traino di decine di nuove aziende che vogliono emularne i profitti.
In realtà i numeri non danno indicazioni univoche. Negli ultimi tempi la vendita diretta dei gruppi di più grandi dimensioni ( AVON, NATURA ) ha subito nei territori dove erano più presenti, cali o stasi. La crescita del gigante NATURA nel 2015 è dovuta alla apertura di nuovi mercati esteri che ha ampiamente superato il calo del mercato domestico.
Anche la crescita di chi ha più spinto sul multilevel marketing (d’ora innanzi MLM) non è affatto omogenea e molte aziende dopo la “fiammata” iniziale, ristagnano.
Le norme sempre più stringenti a tutela del consumatore e dei venditori reclutati impongono nella maggioranza dei paesi avanzati ed emergenti maggiore cautela nell’utilizzo della comunicazione più “aggressiva” inoltre la crescita degli acquisti on-line, sempre vendita diretta ma per corrispondenza, erode facilmente la quota di vendita porta a porta.
Anche in Italia, dal report annuale di Cosmetic Italia, le vendite a domicilio del cosmetico hanno registrato nel 2015 una flessione rispetto all’anno precedente ( -1,5%) a fronte di una crescita generale dei consumi cosmetici. Dei 462 milioni di Euro ( prezzi al pubblico IVA inclusa ) oltre il 60% è appannaggio dei 2 marchi leader : AVON e JUST SWISSE.

Attenzione al Multilevel Marketing (MLM)!

La vendita diretta, porta a porta, non comporta necessariamente l’adozione di strategie di MLM, alcuni gruppi storici della vendita a domicilio si guardano bene dal adottarle. Ma negli ultimi anni il MLM nel bene e nel male è indubbio che abbia generato giri d’affari enormi con marche che nel giro di pochi anni hanno fatto guadagni multimilionari.
Quando si imposta la strategia di vendita con il MLM la linea di confine tra attività lecite ed illecite è evanescente.
Leggi nazionali diverse in diversi paesi tendono a tutelare il consumatore e soprattutto il venditore reclutato con il miraggio di lauti guadagni e di schemi piramidali.
Ma ogni paese può adottare ed applicare leggi e tutele molto diverse. Fatta la legge, quella che considera fuorilegge gli schemi piramidali, fatto l’inganno, cioè si possono concepire schemi “piramidali” formalmente legali. Molti grandi gruppi adeguano i piani retributivi della forza vendita e la comunicazione sul reclutamento al paese dove operano, ma non sono pochi i casi di contestazioni legali e a volte di sanzioni penali verso aziende accusate di aver utilizzato schemi piramidali o comunicazioni ingannevoli o fraudolente. La principale ragione per cui nonostante le difficoltà ed i rischi comunque il MLM viene adottato da tante aziende cosmetiche è relativamente semplice.
Un gruppo leader che opera con la distribuzione tradizionale deve investire nel marketing e nella costruzione della rete vendita cifre notevoli. Se giganti, leader della cosmesi, come L’Oreal o Beiersdorf (Nivea) hanno a bilancio costi pari a circa il 30% delle entrate ci sarà una ragione, non penso che siano tutti impazziti e buttino nel canale miliardi e miliardi di euro.
Al contrario un marca che parte con il MLM si fa “pagare” per costruire una rete vendita dalla rete vendita stessa.
Il sistema paradossalmente funziona nonostante lo scetticismo sempre più diffuso che circola tra la gente su questi modelli di business, spesso evocando l’antico motto di Barnum: “ogni giorno nasce un pollo fortunato chi lo trova”.
L’attività può essere assolutamente lecita quando non utilizza comunicazioni ingannevoli o fraudolente. Quando 100 nuovi venditori attirati dal miraggio dei guadagni capiscono che questi guadagni non ci sono o sono ridicoli rispetto all’impegno e spese che richiedono, ci sono pronti fuori dalla porta altri 100 nuovi venditori che non desiderano altro che entrare nell’operazione.
Le tipiche componenti fraudolente dello schema Ponzi, il risorgente nazionalismo italico dovrebbe andare orgoglioso del fatto che a livello mondiale questo tipo di frode ha un nome italiano, sono presenti in rari casi, in genere di “furbetti” che ci provano, spesso in paesi relativamente poveri.
Seguendo le indicazioni della FTC ( Federal Trade Commission USA ) e quelle della commissione europea contro le pratiche commerciali scorrette, molte aziende che hanno adottato il MLM nella UE ed in USA da qualche anno evitano, o lo fanno in tono più sommesso, di pubblicizzare i lauti guadagni derivanti da uno schema piramidale. Purtroppo al MLM si associa anche una comunicazione multilivello e se documenti cartacei e pagine web delle aziende che allettano la forza vendita con piani di retribuzione milionari sono sempre più rari, nella fase di reclutamento a voce ogni reclutatore può utilizzare gli argomenti che più ritiene convincenti.
A chi gli obbiettava che il piano di retribuzione con commissioni anche sulle vendite dei nuovi venditori reclutati ricordava uno schema piramidale ho sentito sfacciatamente rispondere:” si, ma tu entreresti nella parte alta della piramide, quella dove si guadagna di più….” Il più vecchio espediente della frode, dove al pollo si fa credere che lui è più furbo ed entrerà nella partita schierato tra gatti e volpi e non con i polli.
Donald Trump è stato pagato per fare lo speaker di un grande gruppo del multilevel marketing, che non vende autoabbronzanti e tinture per capelli posticci.
In certi gruppi il linguaggio e la fidelizzazione della forza vendita fa pensare quasi ad una setta. Si sfrutta molto la suggestione di massa, alla Mein Kampf. Si organizzano mega-meeting, con claque luci, palloncini e bandierine alla americana, testimonial/reclutatori che raccontano come fanno a guadagnare centinaia di migliaia di € ( alcune marche sfruttano reclutatori/testimonial che vantano sfacciatamente redditi multimilionari l’anno ) ed il gioco è fatto, il nuovo adepto esce dal meeting frastornato, entusiasta, carico come una molla. Il guadagno facile, stando a casa a farsi i fatti propri, tanto ci sono i venditori reclutati ai livelli inferiori che portano commissioni e reddito è un miraggio che attrae specie chi è in ristrettezze economiche e distrae dalla valutazione oggettiva del prodotto, dalla analisi della credibilità del messaggio e da tutti i processi razionali con cui normalmente filtriamo decisioni di acquisto. Già perché alla fine della fiera, comunque la nuova forza vendita è il cliente che deve acquistare il kit di prodotti, alcune marche pretendono anche un fee, una specie di abbonamento annuale, indipendente dagli acquisti, solo per essere iscritti nel database dei venditori.
A seconda delle norme nazionali il ruolo del venditore/reclutatore può essere chiamato diversamente: consulente, rep, IPO, member, distributore, ecc..
Infatti ci sono problemi di diritto che vanno interpretati: se vendi a commissione in Italia puoi essere assimilato ad un agente di commercio, per cui sarebbe necessaria l’iscrizione a ruolo, se sei un rep in Francia è come se fossi un dipendente assunto dall’azienda, anche per questo, in funzione delle leggi sull’occupazione di vari paesi, spesso compare l’aggettivo INDIPENDENTE nella definizione della forza vendita. Anche la redazione del piano di retribuzione è complessa. Oltre ai problemi legali e fiscali, c’è la necessità di illustrare un sistema di guadagni diversi a diversi livelli della piramide, senza dire che è uno schema piramidale. Dovendo ispirare la convinzione che siano possibili alti guadagni, alcuni piani di retribuzione sembrano redatti dallo stesso cervellone che ha redatto i prospetti informativi di uno swap purple collar( il tipico derivato a collare con cui alcune banche hanno fregato decine di direttori finanziari di aziende ed amministrazioni pubbliche ). Insomma dietro qualche bel nome attribuito ai diversi livelli della piramide ( manager, perle, supermanager, diamante, smeraldo, supermenagergalattico, doppio distributore ecc… ) con complicati sistemi di bunus, sconti, commissioni e premi si fa intendere che basta poco, cioè vendere e soprattutto reclutare nuovi venditori, per guadagnare molto.
Non tutte le aziende che fanno vendita diretta del cosmetico hanno adottato il MLM e non tutti i MLM seguono schemi come quelli che ho descritto. Molti grandi gruppi, specie dopo alcuni contenziosi e condanne particolarmente pesanti, hanno modificato il loro modello di business. Purtroppo la poca trasparenza, abbastanza diffusa nel comparto, in genere non permette di definire a priori, cioè prima di finirci dentro parlando con un venditore/reclutatore, se il modello di business adottato esaspera l’aspettativa di guadagno o si tiene ben alla larga dal MLM e da possibili schemi piramidali. Negli ultimi anni, la comunicazione più “aggressiva” che si trovava sfacciatamente in alcuni siti aziendali si trova prevalentemente nelle aziende più piccole e relativamente giovani. Sarà per le pesanti sanzioni, anche in alcuni paesi emergenti, sarà perché superata un certa soglia comunque uno schema piramidale è portato a stabilizzarsi, anche le marche che in alcuni paesi lo hanno adottato, considerando il rapporto rischio/beneficio tendono ad abbandonarlo. Nella comunicazione a voce di chi cerca a proprio vantaggio di allargare la base della piramide si può però ancora sentire di tutto.


Il caso Herbalife

Recentemente, dopo oltre 4 anni di indagini, la Federal Trade Commission americana ha imposto ad Herbalife una sanzione di 200 milioni di dollari e l’obbligo di modificare la comunicazione sui piani di retribuzione.
Molte vertenze giudiziarie coinvolgono in vari paesi società che operano con il MLM e quelle dove si sospettano schemi piramidali hanno comportato sanzioni anche molto severe.
Ma il confine tra attività corretta o scorretta spesso è opinabile. La situazione in USA dove hanno base le più grandi società di MLM dopo i provvedimenti FTC si prospetta in evoluzione. Le accuse specificatamente lanciate contro Herbalife, da un famoso investitore, si sommano ad alcune indagini e analisi sui piani retributivi dei gruppi più grandi. Vista la notoria severità della FTC, che in funzione delle dimensioni della società può anche emettere sanzioni miliardarie sospetto che anche altri grandi gruppi del MLM in USA in futuro ridurranno o modificheranno la comunicazione a sostegno del reclutamento dove si prospettano esplicitamente opportunità di guadagni.

Alla larga

Alcuni, pochi, tra i grandi gruppi cosmetici che operano con la vendita a domicilio hanno alle spalle impianti di produzione e divisioni di ricerca e sviluppo di eccellenza. Non è raro trovare formulazioni originali con caratteristiche notevoli. Molti invece, sfruttando la diversa comunicazione nei vari livelli della piramide, sostengono la marca cosmetica vantando effetti e qualità improbabili, quando non proprio strampalate.
Tra le marche vendute a domicilio si possono così trovare sia ottimi cosmetici che scandalosa fuffa.
Immedesimandomi nel semplice consumatore o nel cliente/venditore che cerca una qualche opportunità di guadagno, dando per scontato che l’azienda sia seria ed operi in piena legalità, mi terrei alla larga:
  • da chi prospetta lauti e facili guadagni, la credibilità è inversamente proporzionale all’ammontare dei guadagni evocati,
  • da chi a voce comunica o fa intendere cose che non risultano chiaramente scritte nei siti della marca, nonostante la carenza di controlli e sanzioni le aziende normalmente non utilizzano per iscritto claim ingannevoli o fuorvianti che nella comunicazione a voce al venditore/reclutatore possono “sfuggire”,
  • da chi comunica l’efficacia del cosmetico con discutibili foto prima e dopo, la cui credibilità è inversamente proporzionale alla facilità con cui si possono taroccare
  • da chi attribuisce al proprio cosmetico effetti terapeutici o mirabolanti (c’è gente che racconta addirittura di cambiare il genoma con i “suoi” cosmetici),
  • da chi impone starter kit onerosi; in molti casi il primo kit è anche il solo ed unico acquisto del consulente/distributore che capisce solo dopo che la vendita dei prodotti ed il reclutamento di nuova forza vendita sono meno facili di come la raccontano,
  • da chi propone/impone training e corsi onerosi, la aziende che intendono formare sul proprio modello la loro forza vendita devono investire loro per farlo.
  • Per il resto, molto spesso sono cosmetici prodotti in impianti indipendenti dal marchio con cui vengono venduti e la loro qualità, efficacia e convenienza vanno discusse caso per caso.
    Rodolfo Baraldini
    Riferimenti:
    Facts about Herbalife
    What you should know about Jeunesse global
    Amway: selling the dream of financial freedom
    Amway: the untold story
    Univendita gela la cosmesi a domicilio
    Federal Trade Commission: trade regulation rule disclosure requirements and prohibitions concerning business opportunities
    Top 500 direct selling companies worldwide/
    Casi legali in USA relativi al MLM
    MLM: FTC alert
    FTC: Pyramid schemes
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    venerdì 12 agosto 2016

    Conservanti eco-bio: Leuconostoc/Radish Root Ferment Filtrate

           
    Conservanti eco-bio: Leuconostoc/Radish Root Ferment Filtrate

    Conservanti eco-bio: Leuconostoc/Radish Root Ferment Filtrate

     
    Analisi del Leuconostoc Radish Root Fltrates individuano la presenza di antimicrobici non di origine vegetale
    Da anni il mercato delle materie prime cosmetiche offre ingredienti di origine vegetale come alternativa ai più comuni ed affidabili conservanti.
    Si tratta di una offerta inesauribile per placare la sete di chi crede che un cosmetico con scritto ad esempio GRAPEFRUIT SEED EXTRACT sia più sicuro o “sano” o eco-bio di un cosmetico con scritto  SALYCILIC ACID.
    Tra i più recenti arrivi venduti come ”conservanti eco-bio” abbiamo il Leuconostoc/Radish Root Ferment Filtrate .
    Come già con altri conservanti alternativi sorge legittimo qualche dubbio leggendo le informazioni tecniche a supporto della vendita di questi ingredienti cosmetici . In particolare manca, come accade spesso nel segmento green, una esplicita analisi di cosa effettivamente contengono. Il tutto è mascherato di solito dietro la generica definizione di EXTRACT o FILTRATE di una qualche pianta.
    I vari scandali che in passato hanno coinvolto ingredienti cosmetici spacciati per conservanti alternativi che si sono rivelati taroccati stimolano una inevitabile diffidenza.
    Forse per questo ogni tanto qualcuno, non commissionato dal venditore,  va a controllare cosa c’è davvero dentro a questi ingredienti.
    Una recente analisi di due lotti di prodotti acquistati sul mercato USA , il Leucidal Liquid della AMT ed il Raphanus Sativus (daikon/winter radish) fornito dalla Planet Organic Market, ha individuato la presenza di acido salicilico e di sali di ammonio quaternario , in particolare didecyldimethylammonium .
    Entrambi risulterebbero non essere frutto della fermentazione della radice del ravanello e dalla datazione del carbonio paiono di origine minerale ( petrolifera ). Sarebbero quindi conservanti “sintetici” contaminanti o aggiunti. Da notare che i conservanti cationici sono tipicamente incompatibili con sistemi emulsionanti anionici e questo potrebbe spiegare le performaces variabili che ha riscontrato chi ha utilizzato il Leucidal Liquid come unico conservante in alcune formulazioni cosmetiche.
    La ricerca conclude che i peptidi e polipeptidi a cui varie ricerche attribuivano l’efficacia antimicrobica dell’estratto di ravanello, nei prodotti testati proprio non ci sono.
    Peccato, per l’ennesima volta il formulatore cosmetico ed il consumatore sono portati a diffidare delle informazioni che vengono fornite per vendere un cosmetico o un suo ingrediente.
    Molte ricerche scientifiche indipendenti hanno individuato negli estratti di ravanello una significativa azione antimicrobica, il fatto che  in alcuni lotti di ingredienti commercializzati come antimicrobici “naturali” estratti dal ravanello si trovino antimicrobici di origine non vegetale non può che far pensare male.
    Rodolfo Baraldini
    pubblicato 18 marzo 2015
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    Riferimenti:
    Identifcation of Didecyldimethylammonium Salts and Salicylic Acid as Antimicrobial Compounds in Commercial Fermented Radish Kimchi
    Antibacterial Activity of Raphanus Sativus Linn. Seed Extract
    Raphanin, an Antibacterial Principle of the Radish (Raphanus sativus)
    Effect of Ethanol Extract of Radish (Raphanus sativus L.) Seeds and Lactobacillus acidophilus on Enteropathogenic Escherichia coli in vitro and in vivo.
    ANTIMICROBIAL EFFICACY OF RAPHANUS SATIVUS ROOT JUICE
    ANTIMICROBIAL POTENTIAL OF SEED EXTRACT OF RAPHANUS SATIVUS
    Phytochemical analysis and in vitro antibacterial activity of root peel extract of Raphanus sativus L. var niger

    mercoledì 10 agosto 2016

    Dentifrici che riparerebbero i denti

    Dentifrici che riparerebbero i denti

    Dentifrici che riparerebbero i denti

        
    A grande richiesta sul sondaggio ( oltre 500 click ) parlerei di dentifrici che vantano la capacità di “riparare” i denti. I dentifrici servono a pulire i denti ma a questa funzione possono associarne altre.- Cosa c’è in un dentifricio?
    - Lo smalto
    - Il claim “REPAIR”
    - Rimuovere e depositare
    - Dentifrici a confronto
    Abbiamo così pubblicità di dentifrici anti-carie, dentifrici che sbiancano i denti, dentifrici per gengive che sanguinano e da qualche tempo, dentifrici che riparano! Pochi conoscono le basi formulative di un dentifricio che cercherò di riassumere prima di affrontare il come “riparerebbero” i denti.

    Cosa c’è in un dentifricio?

    Si possono produrre dentifrici bianchi rosa o verdi, a striscie o a pallini, trasparenti o granulosi, per sommi capi comunque in ogni dentifricio c’è:
    1°- una polvere abrasiva, normalmente con un particolato molto fine in modo da ridurre il rischio di graffiare i denti. L’azione abrasiva rimuove i depositi sopra la superfice dello smalto ma anche le macchie più superficiali. Normalmente si tratta di : SILICA, HYDRATED SILICA, CALCIUM CARBONATE ma anche ARGILLA , TALC , SOLUM DIATOMEAE, MARBLE POWDER, HYDROXYAPATITE, e tante altre polveri abrasive per lo più carbonati, fosfati e silicati di cui viene selezionata la granulometria. Alcuni di questi ingredienti possono essere forniti in nanodimensioni, cioè con almeno una dimensione del particolato inferiore a 100 nm.
    2°- FLUORURI, che contribuiscono a remineralizzare e rinforzare lo smalto. Non sempre presenti, sono considerati il principale attivo per la “salute” del dente.
    3°- Umettanti per legare e fissare l’acqua all’interno del dentifricio. Alcuni hanno anche un collaterale effetto dolcificante. Normalmente : SORBITOL, GLYCERIN, PROPYLENE GLYCOL
    4°-Viscosizzanti o gellanti, per stabilizzare la formula. Normalmente: HYDROXYETHYLCELLULOSE, CARBOXYMETHYL HYDROXYETHYLCELLULOSE
    5°-Tensioattivi, per generare la schiuma durante lo spazzolamento e parzialmente per agevolare la rimozione delle macchie. Alcuni tensioattivi come il SODIUM LAURYL SULFATE possono anche avere una collaterale azione antiplacca.
    6°-Aromi, fragranze e coloranti , per renderli “gradevoli”. In particolare si tratta spesso di dolcificanti possibilmente non cariogeni. Normalmente : SODIUM SACCHARIN
    7°- Antimicrobici: sia per stabilizzare la formula come conservanti sia per ridurre la placca ecc. A questi si possono aggiungere ingredienti per funzioni specifiche, ben coscienti che essendo un prodotto che viene risciacquato dopo pochi secondi la loro efficacia è fortemente condizionata dai tempi di esposizione estremamente ridotti.

    Lo smalto

    La parte visibile del dente è rivestita da una sostanza bianca, molto dura, lucida chiamata “smalto”. Come altri biomateriali simili, ad esempio le ossa o le perle, è composto prevalentemente da sali inorganici di calcio e in minima parte da proteine legate ai cristalli, residuo dei processi organici che portano alla formazione, deposizione e organizzazione dei cristalli inorganici. Nel caso dello smalto dei denti dei mammiferi si tratta di cristalli di idrossiapatite Ca10(PO4)6(OH)2 , quindi un fosfato, con una piccola componente proteica (1-2%) composta per lo più da amelogenina e enamelina. Presente, legata nei cristalli , anche un po’ di acqua(1-3%). La componente minerale, ha la caratteristica di essere suscettibile agli scambi ionici, quindi si possono trovare legati, assieme o al posto del Calcio, ioni Na, Mg, K ma anche in minime quantità Mn, Fe, Ni, Co, Zn, Cu, Pb, Sr.
    La suscettibilità allo scambio ionico è in qualche modo il fattore che comporta l’indebolimento dello smalto in presenza di acidi (es. l’acido lattico prodotto dalla fermentazione batterica degli zuccheri )
    Ca10(PO4)6(OH)2+8H+10Ca2++6HPO42-+2H2O
    IdrossiapatiteAmbiente acidoLenta dissoluzione dei minerali
    Ma anche della maggiore resistenza in presenza di fluoruri.
    Ca10(PO4)6(OH)2+2F-Ca10(PO4)6(F)2+2OH-
    IdrossiapatiteFluoruriFluoroapatite più resistente agli acidi


    Al microscopio elettronico la superficie e struttura dello smalto è tuttaltro che liscia e regolare

    La microstruttura lamellare dello smalto dentale si forma già nella fase di generazione e deposizione dei cristalli di idrossiapatite.
    La micro-architettura della smalto dentale con la sua matrice lamellare, con i suoi pori e cavità comporta una piccola permeabilità ai fluidi che si traduce nel accentuarsi del fenomeno dei denti sensibili ma anche nell’indebolimento non solo superficiale dello smalto in presenza di acidi.
    Soprattutto grazie alla saliva si crea un equilibrio demineralizzazione/remineralizzazione della struttura cristallina che in qualche modo riduce la “corrosione” nel tempo dello smalto.

    Il claim “RIPARA-REPAIR”

    Il termine “riparare” riferito ai denti può essere interpretato in modo molto diverso da quello che può fare un dentifricio.

    Cosa si intende quando si parla di riparare i denti con un dentifricio?
    Si dice che negli USA dove la comunicazione pubblicitaria sui dentifrici, classificati come farmaci OTC, è controllata attentamente, il Sensodyne della multinazionale GlaxoSmithKline non sia stato commercializzato con gli stessi ingredienti utilizzati in Europa per evitare discussioni o contestazioni FDA relative al claim “Repair”.
    Capisco che termini alternativi come “stuccare”, “remineralizzare”, “rinforzare” sono forse più precisi ma meno impattanti e riconoscibili di “riparare”. Il buon senso del consumatore dovrebbe portarlo a comprendere che si parla di “riparazioni” invisibili ad occhio nudo, a livello di eventuali microdanni e fessurazioni, apportando microscopiche quantità di minerali.
    Vantando che viene “riparato” lo smalto, indirettamente e a volte direttamente, si comunica che il trattamento serve a desensibilizzare i denti. Le fessurazioni e canalizzazioni nello smalto possono essere fattore di sensibilità dentale arrivando a contatto con la dentina. Non è poi escluso che i materiali, utilizzati come “stucco” sullo smalto dentale, non possano occludere anche le canalizzazioni tubulari della dentina.

    Rimuovere e depositare nello stesso tempo

    Se parliamo di uno spessore (1-3mm) di smalto poroso e fessurato di cui vogliamo riempire cavità e fessurazioni varie in superficie e possibilmente anche un po’ sotto la superficie, in qualche modo descriviamo una azione analoga a quando con lo stucco lisciamo una superficie irregolare. Non è difficile, ma è controintuitivo farlo mentre con dentifricio e spazzolino rimuoviamo tutto quello che si trova sulla superficie del dente. È un problema analogo a quello degli shampoo che nello stesso tempo in cui lavano il capello si vorrebbe che ci depositino sopra una pellicola di condizionante.
    Vista la natura minerale dei materiali in ballo si possono sfruttare processi sol-gel relativamente complessi per ottenere una relativa sostantività dei minerali apportati. In pratica si deve far penetrare il particolato minerale nelle cavità e impedire che si stacchi ed esca con il risciacquo. La parola chiave è “sostantività” con cui nella cosmesi si parla di quanto prodotto resta “attaccato” dopo l’applicazione. Dovendo formulare uno “stucco” si deve garantire la massima forza adesiva dello stucco alle superfici che si vuole trattare. Un dentifricio che vanta il claim “repair” funziona nella misura in cui è dimostrabile che dopo spazzolamento e lavaggio dei denti, che molto difficilmente dura più di 2 minuti, almeno un po’ di “stucco” resta nelle cavità e fessure dello smalto dentale. Anche la re-mineralizzazione relativa agli scambi ionici si deve dimostrare che sia significativa nei pochi minuti di esposizione dello smalto dentale alle soluzioni di dentifricio rispetto a quella 24 ore al giorno, tutti i giorni, della saliva.
    Sono azioni dove le dimensioni del particolato contano e molti materiali con cui realizzarle possono essere nano-materiali dovendo avere il massimo rapporto superficie/volume.

    Dentifrici che comunicano “RIPARA” o “REPAIR” a confronto

    Prezzi e informazioni rilevate in rete nei siti delle marche o nei siti di vendita on-line.
    Ingredienti “stucco” in caratteri color BLU.
    Commenti e opinioni personali nei riquadri rosa.

    Biorepair – Protezione Totale Plus
    Fonte
    Prezzo scontato € 4,95 per 100 ml corrispondenti a 49,50 €/litro


    Biorepair® Total Protection Plus-100 ml
    Ripara la superficie dello smalto proteggendo la salute dei denti da placca, tartaro e carie e dall’erosione degli acidi.
    Il dentifricio Biorepair® Plus Protezione Totale agisce in modo specifico per riparare la superficie dello smalto colmando le microscalfitture presenti su di esso.
    CONSIGLI PER L’USO:
    Si consiglia l’uso del dentifricio Biorepair® Plus Protezione Totale almeno due volte al giorno, dopo i pasti principali.
    IMPORTANTE:
    L’uso di Biorepair® Plus Protezione Totale è consentito anche ai bambini al di sotto dei 7 anni grazie all’assenza di Ioni di Fluoro; sono infatti i microRepair® a promuovere la remineralizzazione di smalto e dentina.
    È un Dispositivo Medico CE
    Leggere attentamente le avvertenze e le istruzioni d’uso
    Autorizzazione Ministeriale alla pubblicità del 20/03/2015
    Cosa rende Biorepair® Plus Protezione Totale differente dagli altri dentifrici
    La sua formula brevettata agisce in modo specifico per riparare la superficie dello smalto colmando le microabrasioni presenti su di esso. Inoltre, grazie al 13% di Zinco PCA contenuto nella sua formulazione, difende i denti dall’attacco di acidi e batteri proteggendoli da placca, tartaro e carie.
    Concentrazione microRepair®
    La concentrazione di microRepair® in Biorepair® Plus Protezione Totale è pari al 20%

    Ingredienti:Aqua, Zinc Hydroxyapatite, Glycerin, Hydrated Silica, Sorbitol, Silica, Aroma, Cellulose Gum, Sodium Myristoyl Sarcosinate, Sodium Methyl Cocoyl Taurate, Citric Acid, Tetrapotassium Pyrophosphate, Zinc PCA, Sodium Saccharin, Phenoxyethanol, Benzyl Alcohol, Sodium Benzoate.
    Bel successo commerciale di un prodotto tutto italiano che ha puntato molto, anche nel nome, sul concetto di “riparare” i denti. La sostanza che agirebbe come riempitivo fessure e cavità sarebbe lo Zinc Hydroxyapatite dichiarato in concentrazioni molto alte (20% !!). Non viene indicata la presenza di nanomateriali. Elegante l’utilizzo di una sostanza biomimetica, abbastanza simile al cristallo che compone lo smalto dentale anche se il razionale per cui l’apporto di Zinc Hydroxyapatite dovrebbe venir trattenuto nelle fessure dello smalto dentale non è molto chiaro. Il Tetrapotassium Pyrophosphate, considerato normalmente un anti-tartaro, si comporta come chelante degli ioni Ca e Mg modificando sensibilmente la sua capacità di chelare con le temperature del cavo orale e può partecipare alle reazioni di scambio ionico con cui si intende remineralizzare lo smalto, ma anche al processo per cui si ottiene una qualche sostantività del prodotto sul dente. Prodotto senza fluoro ma nella pubblicità scrivono che la protezione anti-acidi e carie è dovuta allo Zinc PCA, dichiarato al 13% (!!!), concentrazione più che improbabile se la lista ingredienti è stata redatta correttamente. Non escludo qualche errore di stampa. Il gruppo di ricercatori dell’università di Bologna, padri putativi del progetto, se non sbaglio il prof. Roveri compare anche negli spot televisivi, ha pubblicato alcuni paper scientifici a supporto dei claim.
    Dentifricio Colgate Total Daily Repair
    € 2,92 per 100 ml corrispondenti a 29,20 €/litro
    Fonte
    Dentifricio Colgate Total® Daily Repair
    La sua formula avanzata remineralizza lo smalto indebolito e combatte i primi problemi gengivali.
    • Aiuta a invertire i primi danni
    • Rimineralizza i denti
    • Protegge lo smalto e protegge da sensibilità dentinale, macchie, alito cattivo, placca, tartaro, carie e disturbi gengivali.
    • Sensazione di bocca pulita per 12 ore
    • Inizia a rinforzare lo smalto entro 24 ore
    • Aiuta a migliorare la salute delle gengive entro 4 settimane
    • Diventa azzurro mentre spazzoli i denti,
      così puoi vederlo in azione!
    Con tecnologia CAMBIA-COLORE.
    • Elimina la placca.
    • Azione anti batterica.
    • Aderisce alla tua bocca per 12 ore di protezione non-stop.
    • Formula avanzata con sistema anti batterico.
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    • Efficace contro placca, batteri, gengivite, erosione dello smalto, tartaro, macchie e alito cattivo.


    Ingredienti: Glycerin, Aqua, Hydrated Silica, Sorbitol, PVM/MA Copolymer , Sodium Lauryl Sulfate, Aroma, Mica, Sodium Hydroxide, Propylene Glycol Xanthan Gum, Carrageenan, Sodium Fluoride, Triclosan, Sodium Saccharin, Hydroxypropyl Methylcellulose, Limonene, CI 77891, CI 741650, CI 73360
    La parola chiave REPAIR compare solo nel nome del prodotto, quindi non è propriamente un claim. In effetti la comunicazione si focalizza più sulla parola chiave “remineralizza”, che fa pensare allo scambio ionico più che al deposito di cristalli. C’è però il sospetto claim “Aderisce alla tua bocca per 12 ore di protezione non-stop” che fa pensare siano stati condotti test sulla sostantività del prodotto. Per il resto la comunicazione ha un tono giustamente prudente:” inizia a rinforzare”, “aiuta a migliorare” ecc. ecc. La lista ingredienti non individua nessuno specifico ingrediente minerale occlusivo. Anche se non si possono escludere coating con l’ Hydrated Silica colloidale per una sostantività decente sospetto che abbiano lavorato sui filmogeni: PVM/MA Copolymer, Carrageenan, Xanthan Gum. Dal tipo di gellanti, con scarsa o nulla carica ionica, difficile pensare che abbiano sfruttato la coacervazione per aumentare deposito e adesività del film sul dente. A ben vedere la lista ingredienti non differisce gran che da quella di un qualunque altro dentifricio se non per il sistema gellante/filmogeno, relativamente complesso. Effetti speciali, ad alto impatto emozionale, nei pigmenti multistrato in HydroxypropylMethylcellulose che fanno emergere un colore azzurro durante il lavaggio. Se la sostantività del prodotto fosse alta, viene da pensare che, oltre ai presunti minerali, anche i pigmenti potrebbero restare “attaccati” al dente. Il prodotto apporta Fluoro. Non viene indicata la presenza di nanomateriali. Non ho trovato i risultati dei test condotti dal produttore a supporto dei claim e neppure ricerche scientifiche su analoghe applicazioni, anche se i coating con la silica sono ampiamente noti e studiati.
    Sensodyne RIPARA&PROTEGGI
    € 3,90 per 75 ml corrispondenti a 52,00 €/litro
    Fonte
    Sensodyne Repair & Protect

    Individua e ripara le zone sensibili dei denti

    Sensodyne RIPARA&PROTEGGI contiene NOVAMIN®, un’esclusiva tecnologia che rilascia calcio e fosfato, minerali di cui sono fatti i denti.
    Come funziona il Sensodyne Ripara & proteggi?
    Le molecole di calcio e fosfato, presenti in concentrazioni elevate, si depositano sulla dentina e formano uno strato minerale protettivo che ripara le zone vulnerabili del dente sin dal primo utilizzo.
    Usato due volte al giorno, aiuta a riparare, rinforzare e proteggere, giorno dopo giorno i tuoi denti, dando sollievo dalla sensibilità dentinale

    Ingredienti: Glycerin, PEG-8, Silica, Calcium Sodium Phosphosilicate, Sodium Lauryl Sulfate, Sodium Monofluorophosphate, Titanium Dioxide, Aroma, Carbomer, Sodium Saccharin, Limonene.
    (1450 ppm fluorine).

    Si tratta del primo brand che ha investito molto sulla ricerca di sistemi coating occlusivi dei tubuli dentinali da apportare con il dentifricio. L’obiettivo originario, come fa intendere il nome era quello di segmentarsi sulla sensibilità dentale. Ed in effetti anche in questo prodotto si parla di “riparare le zone sensibili dei denti”. L’ingrediente occlusivo sarebbe il Calcium Sodium Phosphosilicate, definito un “bioactive glass”, sviluppato nel 1993 come materiale per lo sviluppo/rigenerazione ossea. Esposto alla saliva può depositare idrossicarboapatite. Reazione relativamente rapida (anche 1 minuto). Il prodotto apporta fluoro. Non viene indicata la presenza di nanomateriali. Sulle reazioni sol-gel e sulla sostantività sui denti dei fosfosilicati sono state pubblicate decine di ricerche scientifiche, alcune indipendenti.
    Rodolfo Baraldini
    Riferimenti:
    Non-Metallic Biomaterials for Tooth Repair and Replacement
    Recent advances in dentin hypersensitivity: clinically proven treatments for instant and lasting sensitivity relief.
    Comparative evaluation of NovaMin desensitizer and Gluma desensitizer on dentinal tubule occlusion: a scanning electron microscopic study.
    Comparative evaluation of the effectiveness of desensitizing agents in dentine tubule occlusion using scanning electron microscopy.
    Calcium sodium phosphosilicate (NovaMin): remineralization potential.
    In Vitro Ability of a Novel Nanohydroxyapatite Oral Rinse to Occlude Dentine Tubules
    Impact of an Anticaries Mouthrinse on In Vitro Remineralization and Microbial Control
    Remineralization and repair of enamel surface by biomimetic Zn-carbonate hydroxyapatite containing toothpaste: a comparative in vivo study
    Enamel mineral loss
    Mode of action studies on the formation of enamel minerals from a novel toothpaste containing calcium silicate and sodium phosphate salts