sabato 28 gennaio 2017

Myth Buster: la cavitazione

Myth Buster: la cavitazione

Myth Buster: la cavitazione

Una decina di anni fa, in Italia, era il trattamento estetico al top per la cellulite o il grasso in eccesso. Pubblicizzato dappertutto, con migliaia di apparecchiature vendute a estetiste e medici, alcune anche molto costose (sopra i 100.000€).- Cosa è?
- Cavitazione estetica
- Effetti della cavitazione sui tessuti grassi
- Conclusione

La cavitazione: cosa è?

Cavitare per estensione significa creare una cavità, un vuoto.
La cavitazione è un fenomeno che emerse nello studio della fluidodinamica in modo rilevante, con aspetti tutt’ora non perfettamente compresi.
Nell’acqua, semplificando, la cavitazione è il fenomeno che fa formare bolle di gas senza portare l’acqua stessa a temperatura di ebollizione.
Alcuni aspetti spettacolari della cavitazione
Il modello interpretativo più comune è sostanzialmente fisico, correlando il fenomeno alle variazioni di pressione in un fluido, ma esistono anche validi modelli chimici, in particolare sulle reazioni elettrolitiche, che spiegano alcuni fenomeni submolecolari di cavitazione altrimenti inspiegabili.
Anche se complessa ed in parte incompresa, la cavitazione è un fenomeno molto comune ed è la spiegazione più semplice di fenomeni che sono sotto agli occhi di tutti:
Le bolle e la conseguente scia che si forma con un elica in rapido movimento nell’acqua ma anche lo scroccare delle giunture con particolari movimenti delle articolazioni.
Se, semplificando, la cavitazione porta alla formazione di bolle nell’acqua senza che venga raggiunta la temperatura di ebollizione, è possibile classificare la cavitazione in funzione del comportamento di queste bolle.
1-la cavitazione gassosa, detta a volte anche tribonucleazione, richiede energie più basse e comporta la formazione di bolle formate prima che dal vapore dell’acqua stessa dai gas disciolti nell’acqua, in particolare l’aria. Le bolle che si formano sono tendelzialmente più stabili e possono essere la causa dell’embolia gassosa dei subacquei, ma non rilasciano forti energie di implosione, dissolvendosi lentamente.
2-la cavitazione critica, riconoscibile per il suono (crepitio) della frittura, produce bollicine che implodono con bassa energia.
3-la cavitazione incipiente, in grado di produrre bolle che quando implodono sviluppano forze dell’ordine anche di 100 kg/cm2 in grado di intaccare ed erodere le superfici d’acciaio delle turbine o delle pale di un’ elica.
3-la cavitazione supersatura (choking), dove la tensione di vapore del liquido è superiore alla pressione idrostatica. In questo caso le bolle che si formano hanno maggiori dimensioni e quando implodono possono liberare forze enormi, anche 1000kg/cm2 in grado nel tempo di erodere e distruggere le giranti di pompe o condutture ad alta pressione costruite con i materiali più resistenti.
Chi progetta eliche ad alta velocità o impianti idraulici ad alta pressione conosce bene l’energia disgregante della cavitazione e può proteggere le strutture generando la supercavitazione, dove la cavitazione produce bolle talmente grandi che queste implodono lontano dall’elica o pompa che le ha generate, limitandone i danni.
L’energia intrinseca dell’implosione delle bolle è talmente alta che può dar vita in acqua al fenomeno della sonoluminescenza, dove le bolle implodendo emettono luce.
La cavitazione prodotta dagli ultrasuoni è legata alla natura del suono che si propaga come un‘onda con una fase di compressione seguita da una fase di decompressione del mezzo.
Nella fase di decompressione, se la potenza è sufficiente (almeno 0,3 w/cm2), l’acqua nebulizza senza raggiungere la temperatura di ebollizione.
Questo effetto è riscontrabile in qualunque aerosol o nebulizzatore ad ultrasuoni.
Questo fenomeno facilmente ottenibile nell’area di contatto tra l’acqua ed il trasduttore è in realtà molto difficile da realizzare ad una certa distanza dal trasduttore (parlando di trattamenti estetici, ad una certa distanza dalla superfice della pelle dove si applica il trasduttore) e per di più in un mezzo dove l’acqua libera rappresenta solo una componente minoritaria mentre il mezzo di propagazione del suono è principalmente costituito da tessuti grassi.
La frequenza degli ultrasuoni con cui si può indurre la cavitazione in acqua è normalmente inferiore ai 100 KHz.
Il fenomeno della cavitazione indotta dagli ultrasuoni è associato a frequenze relativamente basse, l’energia liberata dall’implosione delle bolle è più alta a 25KHz che a 90KHz. È infatti necessario un maggior tempo di decopressione perché si formi la bolla e negli ultrasuoni ad alta frequenza la fase di compressione arriva troppo presto perché la bolla possa crescere.

La cavitazione estetica

L’uso estetico della cavitazione ha avuto un importante impulso con le ricerche fatte negli anni 80 per migliorare la liposuzione.
In quel caso la problematica era legata all’efficienza della suzione che richiedeva di rendere più fluidi i grassi da asportare attraverso la cannula di suzione.
Una delle prime soluzioni fu quella di far vibrare a frequenze ultrasoniche la cannula in modo che una volta inserita nelle sacche adipose riducesse per semplice diatermia (riscaldamento indotto non a contatto) la viscosità dei lipidi da asportare. Quando il calore prodotto dalla vibrazione non era sufficiente si operava infiltrando solubilizzanti nella zona da trattare.
Solo successivamente, sempre per agevolare la liposuzione, alcune ricerche concluderebbero che la fluidificazione dei grassi è possibile con l’applicazione “non invasiva” di ultrasuoni supercavitanti.
Per ottenere la cavitazione all’interno del nostro corpo è quindi necessario concentrare ultrasuoni ad alta pressione acustica in una precisa area inducendo il riscaldamento diatermico e la cavitazione distanti dalla superficie cutanea.
La concentrazione della pressione acustica necessaria si può ottenere sia focalizzando gli ultrasuoni (tecnologia che comporta alcuni rischi), sia sfruttando le interferenze additive che si formano all’interno della zona di fresnel cioè ad una distanza dalla superfice del manipolo inferiore alla lunghezza d’onda.
L’utilizzo sulle masse adipose e sulla cellulite è stato quello più pubblicizzato.
Quando nel 2011 (con 21 anni di ritardo) sono state definite per decreto legge, recentemente aggiornato, le specifiche tecniche delle apparecchiature utilizzabili dalle estetiste, migliaia di apparecchiature che vantavano di produrre la cavitazione erano già state vendute agli istituti di bellezza per trattamenti anticellulite o contro le adiposità localizzate.
Tutti quelli che parlano di ridurre l'adipe sciogliendo i grassi, poi non dicono dove vanno a finire i grassi una volta sciolti.
Il tipico claim, sfruttando, con un po’ di supercazzola pseudoscientifica, la diffusa ignoranza della complessa fisica della cavitazione, evocava il concetto di “SCIOGLIERE I GRASSI”; aggiungendo per i pochi scettici la bufala che una volta sciolti i grassi “uscivano con le urine”. Le norme hanno escluso l’utilizzo in Italia da parte di estetiste, ma non dei medici, di apparecchiature ad ultrasuoni a bassa frequenza per trattare l’adipe o la cellulite. Sono ammessi degli ablatori superficiali che operano a quelle frequenze per una sorta di peeling meccanico.
Sempre nel 2011 in Francia venne votato il decreto n. 2011-382 concernente il divieto della pratica di atti di lisi degli adipociti per estetica anche da parte di medici. Il decreto, annullato pochi mesi dopo la sua entrata in vigore, considerava che i rischi per la salute non erano commisurati ai presunti benefici estetici di questi trattamenti.
Nel mercato italiano una fitta nebbia ha avvolto le migliaia di apparecchiature già vendute agli istituti di bellezza e qualcuno, con notevole fantasia adesso distingue una cosiddetta cavitazione estetica da una cosiddetta cavitazione medica.


Effetti della cavitazione sui tessuti grassi.

Con l'animazione si possono illustrare i teorici effetti della cavitazione sui tessuti adiposi
Su cosa facciano le apparecchiature per la cavitazione alla cellulite o alle masse adipose sono state scritte molte cose. Molto convincenti alcuni film di animazione che portano a pensare che cellulite e adiposità poi si riducano o scompaiano. Ma con un film di animazione posso anche raccontare la storia di un elefantino con grandi orecchie che lo fanno volare.
Per il consumatore, che sente tante storie raccontate così bene, è difficile comprendere cosa effettivamente possono fare questi trattamenti, se comportano rischi e se vale la pena farseli fare.
Premesso che la cavitazione ultrasonica applicata sulla pelle non è mai disgiunta dall’effetto di diatermia e conseguente vasodilatazione prodotta dalla vibrazione e relativo “sfregamento” dei tessuti, a seconda delle potenze e frequenze adottate gli ultrasuoni possono svolgere nei tessuti adiposi 2 azioni fondamentali: Omogenizzazione e Lipolisi

Omogenizzazione:

Il termine omogenizzare, preso dalle tecnologie di processo del latte dove la cavitazione è stata studiata e utilizzata per omogenizzare da oltre 60 anni, si riferisce alla capacità, nel latte, di ridurre le dimensioni dei globuli di grasso. I tessuti adiposi, specialmente quelli che connotano la cellulite in fase edematosa si possono rappresentare come lobi o sacche di adipociti, dispersi in un mezzo solo parzialmente acquoso e legati da strutture fibrose che li distanziano tra loro. L’obiettivo della omogenizzazione è quello di frammentare queste sacche, riducendole di dimensioni e disperderle in modo più uniforme.
Il risultato visibile sarebbe che la superfice dell’area trattata appare più liscia ed uniforme.
Gli adipociti hanno una struttura e soprattutto una membrana cellulare molto diversa dall’interfaccia dei globuli di grasso nel latte. Il meccanismo fisico per cui la cavitazione si ipotizza che disgreghi gli adipociti è esattamente lo stesso per cui si omogenizza il latte. Il termine altisonante e medicale con cui viene chiamato il fenomeno è “lipoclasia” dal greco “klasis” = rottura.
La ipotetica disgregazione/rottura degli adipociti ipertrofici comporterebbe anche la disaggregazione delle strutture globulari (lobi composti da più adipociti) trattenute da una fitta ed inspessita rete fibre proteiche.
Lipoclasia:
Antani nonci
Supercazzola di autore, Antani con sbiguida in indice, per nonpazienti affetti da Diabete Bianco - nonciclopedia
La lipoclasia, chi ama la supercazzola può utilizzare il più altisonante “idrolipoclasia”, agirebbe prevalentemente sugli adipociti ipertrofici. Questi a causa delle dimensioni hanno una resistenza superficiale minore ed una maggiore probabilità di rottura delle membrane cellulari.
Nella trasmissione dell’onda acustica attraverso l’adipocita ed il mezzo in cui è immerso la cavitazione può innescare un processo erosivo della membrana cellulare che consente la fuoriuscita del citosol, che nell’adipocita è sostanzialmente una goccia di trigliceridi.
Una volta libere le gocce di trigliceridi, raccontano che verrebbero metabolizzate più facilmente comportando una riduzione dei tessuti adiposi nell’area trattata. Più credibile il fatto che rendendo un po’ più plastici e mobili i tessuti adiposi si potrebbe effettivamente rendere più omogenea, con un opportuna azione meccanica (massaggio) la superficie cutanea.

Lipoemulsione:


In laboratorio è molto semplice emulsionare un olio in acqua sfruttando la cavitazione
La pubblicità della cavitazione per finalità estetiche spesso parla di lipoemulsione.
Ammesso che si rompano le membrane cellulari degli adipociti e che questi rilascino il citosol, i suoi trigliceridi in un mezzo acquoso sotto effetto degli ultrasuoni possono formare una emulsione. Il fenomeno è però difficilmente osservabile in vivo prima di tutto per la carenza di acqua nei tessuti adiposi.

Lipolisi:

L'alta energia della cavitazione può effettivamente separare il glicerolo dagli acidi grassi.
Uno dei termini più utilizzati nella pubblicità di questo tipo di trattamenti è LIPOLISI. Si tratta di un termine ambiguo associato al concetto di “sciogliere i grassi” che però propriamente definisce l’idrolisi dei trigliceridi, dove si separa il glicerolo dai 3 acidi grassi che li compongono. L’alta energia della cavitazione può effettivamente separare il glicerolo dagli acidi grassi, ma sono necessarie potenze molto elevate e una quantità di acqua normalmente non presente nei tessuti adiposi.
Normalmente nel nostro corpo la lipolisi è una reazione dove intervengono degli enzimi ( soprattutto la lipasi ).

Conclusione.

I trattamenti che vantano l’azione della cavitazione sono ancora molto presenti nel mercato dell’estetica.
Sono offerti soprattutto per ridurre la cellulite o i grassi in eccesso.
Per realizzarsi la cavitazione richiede un mezzo acquoso, o con tensione di vapore analoga, che nei tessuti adiposi palesemente scarseggia.
Il razionale con cui si supporta l’efficacia di questi trattamenti è particolarmente confuso e improbabile.
Anche se i presupposti chimico/fisici sono relativamente corretti non è affatto dimostrato che in vivo all’interno del nostro corpo si produca la rottura delle membrane degli adipociti.
Se questa rottura indotta dalla cavitazione poi effettivamente ci fosse, non è chiaro come valutare il rischio che si danneggino anche altre cellule e tessuti biologici.
È anche evidente che, ammesso che ci sia, la fuoriuscita dei trigliceridi dagli adipociti danneggiati non può produrre sostanziali perdite di peso o riduzione delle masse adipose.
Non si può escludere con l’applicazione di ultrasuoni ad alta potenza e bassa frequenza una sorta di omogenizzazione e destrutturazione delle masse adipose, che opportunamente massaggiate possono mobilizzarsi e migliorare il loro aspetto.
Rodolfo Baraldini

domenica 22 gennaio 2017

Maschere viso a confronto

Maschere viso a confronto

Maschere viso a confronto


Tra le maschere, le più diffuse sul mercato sono quelle viso. L’offerta è ampia e nel canale profumeria si trovano anche molte offerte di maschere peel-off o maschere in tessuto-carta-fibra imbibita di prodotto. Queste ultime di provenienza prevalentemente asiatica non hanno ancora conquistato una quota significativa di vendite, ma di conserva al trend dei “facial” asiatici, le routine di bellezza giappnesi e coreane, stanno crescendo anche da noiDr. Organic
Herborist
Shiseido
Clarins
Collistar
Estée Lauder
Sisley
Dior
Guerlain
Anche considerando solo le maschere viso cremose, il concetto viene declinato in modo anche molto diverso tra marca e marca.
C’è chi chiama “maschera” delle “normali” emulsioni da applicare durante la notte, quelle che spesso vengono chiamate “crema notte”, è c’è chi chiama maschera prodotti da rimuovere dopo pochi minuti, alcuni con solo un blando effetto esfoliante/assorbente.
In entrambe i casi la formulazione sembra distinguersi per lo “spessore”/”corposità” del prodotto applicato, riconoscibile per la presenza nella lista ingredienti di addensanti, polveri ma anche emollienti texturizzanti.
La sensazione di “spessore” si ottiene anche, elegantemente, disperdendo nella fase emolliente lipidi solidi, in genere componenti cerose o burri.
La sensazione di freschezza che molti prodotti vantano è quasi sempre dovuta alla “banale” evaporazione dell’acqua.
La comunicazione al consumatore è particolarmente confusa (alimentando l’ambiguità del concetto di maschera) e carente. Solo raramente viene pubblicata la lista ingredienti e gli sfortunati, con rischio di reazioni allergiche, acquistando on-line possono scoprire eventuali problemi solo al ricevimento della confezione. Alcune marche non specificano chiaramente se la procedura di applicazione comporta la rimozione e risciacquo o se il prodotto può essere lasciato sulla pelle e la differenza tra una crema non-maschera ed una crema maschera si nasconde nelle oscure e nebbiose circonvoluzioni del marketing che ha deciso il posizionamento del prodotto.
In ROSSO gli argomenti o ingredienti “sconcertanti”.
Prezzi indicativi, comprensivi di sconti, rilevati on line nei siti citati come “Fonte”.
Commenti ed opinioni personali nei riquadri rosa.

Dr Organic

Manuka Honey Face Mask

Prezzo 14,95 € per 125 ml corrispondenti a 119,6 €/Kg

Fonte

Una ricca combinazione di ingredienti naturali che unisce le proprietà rigeneranti del Miele di Manuka organico con le qualità del Caolino. Questa maschera rigenerante, ha un’efficace azione di scrubbing sulla pelle, rimuovendo a fondo le cellule morte e le impurità e stimolando allo stesso tempo la circolazione dei capillari, lasciando così la pelle del viso perfettamente purificata, nutrita e completamente rinnovata.
Ingredienti: ALOE BARBADENSIS LEAF JUICE, AQUA, KAOLIN, CALCIUM CARBONATE, BUTYROSPERMUM PARKII (SHEA BUTTER), THEOBROMA CACAO (COCOA) BUTTER, GLYCERIN, ZINC OXIDE, HYDROXYETHYLCELLULOSE, HECTORITE, GLYCERYL CAPRYLATE, DECYL GLUCOSIDE, MEL (HONEY), TOCOPHEROL, HELIANTHUS ANNUUS (SUNFLOWER) SEED OIL, PARFUM, MEL (MANUKA HONEY), TRIFOLIUM PRATENSE (CLOVER) FLOWER EXTRACT, CALLUNA VULGARIS (HEATHER) FLOWER EXTRACT, SODIUM BENZOATE, POTASSIUM SORBATE, SODIUM PHYTATE, ASCORBIC ACID.
Si tratta di una emulsione con emollienti “corposi”( BUTYROSPERMUM PARKII (SHEA BUTTER), THEOBROMA CACAO (COCOA) BUTTER) e tante polveri insolubili (KAOLIN, CALCIUM CARBONATE, ZINC OXIDE, HECTORITE). Il concetto formulativo si riconduce ad un tipico fango con effetto leggermente abrasivo ed assorbente. Visti i brevi tempi di applicazione e la rimozione con risciacquo eventuali “attivi” servono più a far bella l’etichetta che la pelle. Tutto da dimostrare che il leggero scrub prodotto da un fango produca effetti superiori di quelli prodotti dallo sfregare la pelle con un pannetto.

Herborist

CC Mask Perfezionatrice di colore Color Control

Prezzo € 39 per 260g. corrispondenti a € 150 €/Kg

Fonte


Con questa CC mask, rivisitazione moderna di un rimedio di bellezza ancestrale, Herborist svela il segreto dell’incarnato zero difetto delle donne asiatiche.
L’orchidea giacinto, associata ad altre 6 piante preziose, uniforma l’incarnato e nutre la pelle in profondità. In questa Mask Perfezionatrice di colore, dalla texture spessa e cremosa, Herborist ha inserito anche della polvere di perla, che, ricchissima di aminoacidi essenziali, stimola il rinnovamento cellulare per una pelle splendente di salute.
La pelle è idratata, morbida e luminosa: la CC mask rappresenta il primo gesto della beauty routine.
Come si utilizza?
Applicare sul viso massaggiando e lasciare agire per 10 minuti. Sciacquare con acqua tiepida. Utilizzare ogni volta che lo si desidera.
Ingredienti: WATER, GLYCERIN, CI 77891, DIMETHICONE, PARAFFINUM LIQUIDUM, CETEARYL ALCOHOL, CAPRYLIC/CAPRIC TRIGLYCERIDE, PETROLATUM, GLYCERYL STEARATE, CETEARETH-20, HYDROGENATED DIMER DILINOLEYL/DIMETHYLCARBONATE COPOLYMER, CASTORYL MALEATE, CETYL DIMETHICONE, POLYACRILAMIDE, SODIUM POLYACRYLATE, PROPYLENE GLYCOL, C13-14 ISOPARAFFIN, SIMMONDSIA CHINENSIS (JOJOBA) SEED OIL, XANTHAN GUM, HYDROGENATED POLYDECENE, DIAZOLIDINYL UREA, COCOAMIDOPROPYL BETAINE, GLYCOSAMINOGLYCANS, FRAGRANCE, METHYLPARABEN, LAURETH-7, PEARL POWDER, POLYGONATUM MULTIFLORUM RHIZOME/ROOT EXTRACT, SODIUM CHLORIDE, BHT, PROPYLPARABEN, PPG-5-LAURETH-5, CITRIC ACID, TROMETHAMINE, PENTYLENE GLYCOL, BUTYLENE GLYCOL, AMPELOPSIS JAPONICA ROOT EXTRACT, PAEONIA LACTIFLORA ROOT EXTRACT, BLETILLA STRIATA ROOT EXTRACT, DICTAMNUS DESYCARPUS ROOT-BARK EXTRACT, TRIBULUS TERRESTRIS FRUIT EXTRACT, BHT, VITAMINE, ATRACTYLOIDES MACROCEPHALA ROOT EXTRACT, PORIA COCOS SCLEROTIUM EXTRACT, IODOPROPYNYL BUTYLCARBAMATE, HEXYL CINNAMAL, LIMONENE, LINALOOL
Prodotto cinese di cui ho parlato qui. Emulsione tradizionale con molto pigmento bianco come polvere insolubile (CI 77891 alias Biossido di titanio).
Visti i brevi tempi di applicazione e la rimozione con risciacquo consigliata, eventuali “attivi” servono più a far bella l’etichetta che la pelle.

Clinique

Moisture Surge Overnight Mask – Maschera nutriente e idratante da notte

Prezzo 36,0 € per 100ml corrispondenti a 360 €/litro

Fonte

Questa maschera notte dalla texture crema idrata (1) la pelle in profondità e contribuisce a ripristinare la sua barriera idratante protettiva.
Durante la notte lenisce la pelle secca, consentendole di produrre le riserve che le saranno necessarie il giorno successivo.
La pelle appare rimpolpata, soffice e luminosa fin dall’inizio della giornata.
Non grasso.
Per quale tipo di pelle?
Per le pelli secche e molto secche.
(1) Idratazione degli strati superficiali dell’epidermide.
Applicare tutte le sere e non appena se ne sente l’esigenza.
Come complemento della crema idratante quotidiana, applicare generosamente in modo uniforme su tutto il viso.
La maschera Moisture Surge Overnight agisce durante la notte. Non è necessario risciacquare. Il mattino successivo, rimuovere il prodotto in eccesso con un batuffolo di cotone.
Applicare massaggiando sulla pelle detersa, fino ad assorbimento completo del prodotto.
Ingredienti: WATER, GLYCERIN, CETYL ALCOHOL, DIMETHICONE, GLYCERYL POLYMETHACRYLATE, BUTYROSPERMUM PARKII (SHEA BUTTER), CETYL ETHYLHEXANOATE, PEG-8, GLYCERETH-28, SUCROSE, SORBITAN STEARATE, PEG-100 STEARATE, TREHALOSE, MANGIFERA INDICA (MANGO) SEED BUTTER, HYPNEA MUSCIFORMIS (ALGAE) EXTRACT, GELLIDIELA ACEROSA (ALGAE) EXTRACT, OLEA EUROPAEA (OLIVE) FRUIT EXTRACT, TRITICUM VULGARE (WHEAT BRAN) EXTRACT, CLADOSIPHON OKAMURANUS EXTRACT, ASTROCARYUM MURUMURU SEED BUTTER, CETEARYL ALCOHOL, ALOE BARBADENSIS LEAF WATER, PEG-75, CAFFEINE, PANTETHINE, SORBITOL, BUTYLENE GLYCOL, ORYZANOL, BISABOLOL, PANTHENOL, PHYTOSTEROLS, TOCOPHERYL ACETATE, CAPRYLYL GLYCOL, SODIUM HYALURONATE, HEXYLENE GLYCOL, CARBOMER, POTASSIUM HYDROXIDE, DEXTRIN, DISODIUM EDTA, PHENOXYETHANOL, RED 4, YELLOW 5
Crema gel da lasciare applicata tutta la notte. Elegante l’utilizzo del GLYCERYL POLYMETHACRYLATE come texturizzante con capacità emollienti abbinato a burri e silicone. Lunga la lista di “attivi” che ammesso che siano in concentrazioni adeguate per far qualcosa, almeno non vengono rimossi/risciacquati dopo pochi minuti. Parlano assurdamente di far “assorbire” completamente il prodotto, quando in realtà massaggiando evapora l’acqua ma non vengono assorbiti gli emollienti, poi di rimuovere al mattino il prodotto in eccesso … bha !

Tonymoly

Egg Pore Tightening Cooling Pack Maschera

Prezzo 14,90 € per 30g corrispondenti a 496,6 €/Kg

Fonte

Questa maschera da risciacquare dall’effetto rinfrescante e dalla texture “panna montata” restringe i pori dilatati. Formulata a base di estratti di uovo, aceto di vino, sale marino, acqua di ghiacciaio e argilla, questa maschera da risciacquare procura un effetto rinfrescante, che permette di minimizzare i pori dilatati.
Applicare un’adeguata quantità di prodotto sulle zone del viso dove i pori sono dilatati, quindi lasciare agire per 10-15 minuti. Quando la maschera è asciutta, sciacquare abbondantemente.
Usare 1-2 volte a settimana. Per un risultato ottimale, applicare dopo la maschera Egg Pore Blackhead Steam Balm.
Sospendere l’uso in caso di irritazione.
Ingredienti: WATER, KAOLIN, BUTYLENE GLYCOL, BENTONITE, TITANIUM DIOXIDE (CI 77891), ACRYLATES COPOLYMER, SODIUM HYALURONATE, ZEA MAYS (CORN) STARCH, VINEGAR, EGG SHELL POWDER, SEA SILT, GLACIER WATER, GLACIER WATER, PERFLUOROHEXANE, TROMETHAMINE, PEG-60 HYDROGENATED CASTOR OIL, CELLULOSE GUM, PERFLUORODECALIN, POTASSIUM ALGINATE, PENTAFLUOROPROPANE, DISODIUM EDTA, PHENOXYETHANOL, CHLORPHENESIN, CAPRYLYL GLYCOL, ETHYLHEXYLGLYCERIN, FRAGRANCE.
Fango con polveri insolubili ( KAOLIN, BENTONITE, TITANIUM DIOXIDE, EGG SHELL POWDER) stabilizzato da un sistema di gellanti ed emulsionanti (ACRYLATES COPOLYMER, PEG-60 HYDROGENATED CASTOR OIL, CELLULOSE GUM, POTASSIUM ALGINATE). Correttamente non viene vantata la presenza di attivi ed il PERFLUORODECALIN , un perfluoruro trasportatore di aria, presente nella lista ingredienti, visti i brevi tempi di applicazione e la rimozione con risciacquo, non si capisce a cosa possa servire. La vantata “texture panna montata” fa pensare ad una emulsione con aria inglobata, in genere chiamata “mousse”. Intrigante e coerente col design la scelta di utilizzare gusci di uova macinati ( mi piacerebbe vedere la linea di produzione !) come fonte di carbonato di calcio, anziché i soliti residui della lavorazione del marmo. Alla pelle che il carbonato di calcio arrivi da uova, una cava o dalla luna non fa differenza, ma al consumatore l’idea può piacere. Tutto da dimostrare che il leggero scrub prodotto da un fango produca effetti superiori di quelli prodotti dallo sfregare la pelle con un pannetto.

Shiseido

Ibuki Beauty Sleeping Mask

Prezzo 43,50 € per 80ml corrispondenti a 543,7 €/Kg

Fonte- Fonte

Poche ore di sonno mettono a dura prova la bellezza della pelle. Per combattere gli effetti della carenza di sonno, arriva la maschera gel da notte che al risveglio dona al viso un aspetto radioso e riposato. Facile da applicare, senza tempi di posa, è il segreto di Shiseido per regalare alla pelle 8 ore di sonno.
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Un sonno di bellezza racchiuso in un vasetto
Beauty Sleeping Mask è una maschera-gel da notte che simula gli effetti di 8 ore di sonno, aiutando la pelle stressata durante il giorno a rigenerarsi e a liberarsi di fatica, disidratazione e aspetto spento. Applicala prima di andare a letto e lascia che la sua magia agisca fino al mattino. Il risultato è una pelle radiosa, fresca e dall’aspetto riposato, come dopo 8 ore di sonno. Anche se tu non puoi dormire abbastanza, la tua pelle può!
Ingredienti: WATER, DIPROPYLENE GLYCOL, GLYCERIN, ALCOHOL, PENTAERYTHRITYL TETRAETHYLHEXANOATE, MALTITOL, DIMETHICONE, TREHALOSE, CANDELILLA WAX, PHENOXYETHANOL, PEG-240/HDI COPOLYMER BIS-DECYLTETRADECETH-20 ETHER, CARBOMER, BUTYLENE GLYCOL, FRAGRANCE, TALC, POTASSIUM HYDROXIDE, DEXTRIN PALMITATE, DISODIUM EDTA, ACRYLATES/C10-30 ALKYL ACRYLATE CROSSPOLYMER, SERINE, ASCORBYL TETRAISOPALMITATE, TOCOPHERYL ACETATE, BUTYLPHENYL METHYLPROPIONAL, LIMONENE, HEXYL CINNAMAL, LINALOOL, BENZYL BENZOATE, CALCIUM STEARATE, CITRONELLOL, GERANIOL, PEG-30 SOY STEROL, AESCULUS HIPPOCASTANUM (HORSE CHESTNUT) SEED EXTRACT, HYDROGENATED LECITHIN, IRON OXIDES (CI 77492), TRIISOSTEARIN, BHT, TRIMETHYLOLPROPANE TRIETHYLHEXANOATE, CITRIC ACID, PLANKTON EXTRACT, SODIUM PHOSPHATE, TRISODIUM EDTA, POLYSILICONE-2, TOCOPHEROL.
Crema gel da lasciare applicata tutta la notte. Elegante l’utilizzo del PEG-240/HDI COPOLYMER BIS-DECYLTETRADECETH-20 ETHER come texturizzante altamente tixotropico, che può creare un effetto “velluto”. La comunicazione parla di applicarla prima di andare a dormire e che “simula” 8 ore di sonno !!! sembra quasi sia consigliata solo a chi dorme meno di 8 ore. Presente qualche “attivo” che ammesso che sia in concentrazioni adeguate per far qualcosa, almeno non viene rimosso/risciacquato dopo pochi minuti.

Clarins

Maschera Multi Rigenerante

Prezzo 58,90 € per 75 ml corrispondenti a 785,3 €/Kg

Fonte- Fonte

La maschera antietà rilassante che contribuisce a levigare visibilmente i tratti, ad attenuare le rughe di tensione e a liberare il viso dai segni di stress e stanchezza. Ridona compattezza alla pelle.
Applicare generosamente sul viso. Lasciare in posa per 7-10 minuti.
Per un effetto ancora più rilassante, utilizzare il metodo di Digitopressione Clarins.
Ingredienti: WATER, GLYCERIN, CAPRYLIC/CAPRIC TRIGLYCERIDE, ALCOHOL, JOJOBA ESTERS, BUTYROSPERMUM PARKII (SHEA) BUTTER, PALMITOYL GLYCINE, PENTAERYTHRITYL TETRAISOSTEARATE, GLYCERYL STEARATE SE, PHENOXYETHANOL, ACRYLATES/C10-30 ALKYL ACRYLATE CROSSPOLYMER, FRAGRANCE, BUTYLENE GLYCOL, ETHYLHEXYLGLYCERIN, SODIUM POLYACRYLATE,TOCOPHERYL ACETATE, SODIUM HYDROXIDE,SODIUM HYALURONATE, ACACIA DECURRENS FLOWER WAX, HELIANTHUSANNUUS (SUNFLOWER) SEED WAX, MUSA SAPIENTUM (BANANA) FRUIT EXTRACT, THYMUS CITRIODORUS FLOWER/LEAF EXTRACT, MALPIGHIA EMARGINATA (ACEROLA) SEED EXTRACT, FURCELLARIA LUMBRICALIS EXTRACT, CI 17200/RED 33, POTASSIUM SORBATE, CI 42090/BLUE 1, SEA SALT.
Crema gel che non è chiaro se va rimossa dopo 7-10 minuti o se può essere lasciata in posa. La lista ingredienti ricorda una normalissima crema-gel che non avrebbe senso rimuovere dalla pelle. Se venisse rimossa è tutto da dimostrare che l’effetto idratante sia superiore a quello dell’applicazione di un pannetto bagnato sulla pelle per tempi analoghi.
Elegante l’utilizzo di esteri di jojoba (JOJOBA ESTERS) che danno corpo all’emollienza.

Collistar

Maschera preziosa viso/collo nero sublime
Illumina ripara effetto detox

Prezzo 36,90 € per 50 ml corrispondenti a 798 €/Kg

Fonte

Dalla Ricerca Collistar una preziosa maschera dalla sorprendente texture nera che agisce come un vero e proprio ‘attivatore di luminosità e giovinezza’.
Formula high tech e ingredienti preziosi per un’efficacia senza precedenti. Una maschera unica e inimitabile che si avvale di un‘ esclusiva formula supertecnologica realizzata con ingredienti preziosi dalla potente azione rigenerante, riparatrice e detossinante, uniti ad argilla nera e carbone di Bamboo dalle specifiche proprietà purificanti e assorbenti. Ricca e cremosa, agisce subito assicurando una doppia azione immediata.
1.Purifica e detossina l’epidermide liberando i pori da impurità e cellule morte che ostacolano l’ossigenazione e il fisiologico rinnovamento cutaneo.
2.Sublima lo splendore del viso con uno spettacolare effetto luce che risveglia la vitalità della pelle e conferisce radiosità e perfezione all’ incarnato.Rapida e straordinaria è l’azione di trattamento dei suoi principi attivi: estratto di Orchidea nera, protettivo e idratante, cellule staminali di Gardenia bianca, rigeneranti e ricompattanti, idrolizzato di Perla nera, illuminante e rivitalizzante, Carnosina, sostanza dall’ intensiva azione riparatrice, antiossidante e detossinante.Bastano 5-10 minuti di applicazione per un incomparabile effetto bellezza immediata che si traduce in
- pelle pura, trasparente e vellutata
- incarnato ultra-luminoso
- grana fine e omogenea
- viso levigato e come liftato
- rughe e segni di fatica minimizzati.Ideale come pronto intervento per una immediata ‘rimessa in forma’ del viso dopo una faticosa giornata o prima di un impegno impor tante, è raccomandata come trattamento continuativo, una o due volte alla settimana, per mantenerne nel tempo i benefici e sfruttare al massimo l’efficacia della sua preziosa formulazione.
All’ efficacia della formula si associa il piacere polisensoriale dell’ applicazione della maschera. Subito, conquista lo sguardo con il colore nero intenso e intrigante. Poi, seduce con la plasticità della texture ricca e cremosa che avvolge voluttuosamente viso e collo. Infine, infonde piacere e benessere con l’armonia di un delicato profumo che mixa lievi sentori floreali e avvolgenti note fruttate.Come si utilizza ?
Stendere uniformemente su viso e collo escludendo l’area perioculare. Massaggiare delicatamente per qualche istante e lasciare in posa per circa 5 minuti. Asportare con una velina e sciacquare con acqua tiepida.Per quale tipo di pelle ?
Adatta a tutte le età e per tutti i tipi di pelle.
Stendere uniformemente su viso e collo escludendo l’area perioculare. Massaggiare delicatamente per qualche istante e lasciare in posa per circa 5 minuti. Asportare con una velina e sciacquare con acqua tiepida.
Ingredienti: AQUA, KAOLIN, BENTONITE, GLYCERIN, OCTYLDODECANOL, BUTYLEN GLYCOL, CYCLOPENTASILOXANE, DIMETHICONE, GLYCERYL STEARATE CITRATE, CAPRYLIC/CAPRIC TRIGLYCERIDE, PEG-200 HYDROGENATED GLYCERYL PALMATE, CHARCOAL POWDER, CYCNOCHES COOPERI FLOWER/LEAF EXTRACT, GARDENIA FLORIDA LEAF EXTRACT, PEARL POWDER, CARNOSINE, PARFUM, POLYGLYCERIN-10, POLYGLYCERYL-10 MYRISTATE, POLYGLYCERYL-10 STEARATE, CETEARYL ALCOHOL, POLYACRYLAMIDE, DIMETHICONOL, ALUMINA, SILICA, XANTHAN GUM, PEG-7 GLYCERYL COCOATE, C13-14 ISOPARAFFIN, LAURETH-7, PENTYLENE GLYCOL, SODIUM DEHYDROACETATE, CITRIC ACID, DISODIUM EDTA, PHENOXYETHANOL, POTASSIUM SORBATE, CAPRYLYL GLYCOL, DECYLENE GLYCOL, LIMONENE, HYDROXYCITRONELLAL, BENZYL SALICYLATE, LINALOOL, CITRONELLOL, ALPHA–ISOMETHYL IONONE, GERANIOL, CI77499, CI 77491.
 
Emulsione olio in acqua con molte polveri insolubili (KAOLIN, BENTONITE, CHARCOAL POWDER, PEARL POWDER) più vari pigmenti. Da asportare e risciacquare dopo 5 minuti; estratti e attivi che vengono rimossi e gettati nel cestino o nello scarico del lavandino evidentemente alla pelle non fanno nulla.

Estée Lauder

Revitalizing Supreme Maschera Rivitalizzante Anti-Età ad azione Globale

Prezzo 70,90 € per 75 ml corrispondenti a 945,3 €/Kg

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Una maschera che combatte la stanchezza, calma le reazioni legate al freddo e allo stress e idrata la pelle.
Dotata di tutte le tecnologie “intelligenti” della nostra crema viso N°1 Revitalizing Supreme, questa nuova maschera multi-azione rivoluzionaria e ultra-idratante dona alla pelle una luminosità istantanea.I potenti agenti idratanti e nutrienti stimolano la pelle in profondità per un incarnato luminoso.Il complesso energizzante infonde energia alla pelle, la rende più resistente e dona sollievo alle pelli dal colorito spento e affaticato.La INTUIGEN™ Technology riattiva le funzioni anti-age della pelle.Il 100% delle donne ha immediatamente riscontrato una pelle più idratata e luminosa.A lungo termine, la pelle appare più compatta e più giovane. Le rughe si attenuano.
Applicare generosamente su viso e collo precedentemente puliti, evitando il contorno occhi.
Lasciare in posa per 5 minuti e rimuovere l’eccesso con una velina o un dischetto di cotone.
Utilizzare 3 volte a settimana.
Ingredienti: WATER\AQUA\EAU, BUTYROSPERMUM PARKII (SHEA BUTTER), GLYCERIN, HYDROXYETHYL ACRYLATE/SODIUM ACRYLOYLDIMETHYL TAURATE COPOLYMER, CAPRYLYL METHICONE, SQUALANE, BUTYLENE GLYCOL, GLYCERYL STEARATE, SUCROSE, MIMOSA TENUIFLORA BARK EXTRACT, CLADOSIPHON OKAMURANUS EXTRACT, CUCUMIS SATIVUS (CUCUMBER) FRUIT EXTRACT, MAGNOLIA OFFICINALIS BARK EXTRACT, SILYBUM MARIANUM (LADY’S THISTLE) EXTRACT, TRITICUM VULGARE (WHEAT) GERM EXTRACT, CHLORELLA VULGARIS EXTRACT, SIGESBECKIA ORIENTALIS (ST. PAUL’S WORT) EXTRACT, HORDEUM VULGARE (BARLEY) EXTRACT\EXTRAIT D’ORGE, HYDROLYZED RICE EXTRACT, WHEY PROTEIN\LACTIS PROTEIN\PROTEINE DU PETIT-LAIT, CAFFEINE, LIMONIUM VULGARE FLOWER/LEAF/STEM EXTRACT, PEG-100 STEARATE, ACETYL HEXAPEPTIDE-8, ERGOTHIONEINE, ARTEMIA EXTRACT, LAMINARIA DIGITATA EXTRACT, ACETYL GLUCOSAMINE, SODIUM HYALURONATE, TOCOPHERYL ACETATE, PROPYLENE GLYCOL DICAPRATE, TREHALOSE, PENTYLENE GLYCOL, ETHYLHEXYLGLYCERIN, HELIANTHUS ANNUUS (SUNFLOWER) SEEDCAKE, ALUMINA, POLYSORBATE 60, CETYL ALCOHOL, CAPRYLYL GLYCOL, DEXTRIN, TETRAHEXYLDECYL ASCORBATE, MALTODEXTRIN, CITRIC ACID, SILICA, FRAGRANCE (PARFUM), TETRASODIUM EDTA, BHT, PHENOXYETHANOL, MICA, RED 33 (CI 17200), YELLOW 5 (CI 19140), IRON OXIDES (CI 77491), TITANIUM DIOXIDE (CI 77891)
Crema gel con una lunga lista di attivi da lasciare in posa dopo aver rimosso l’eccesso. In sostanza se ne applica una quantità maggiore di quelle tipiche nelle creme skin-care lasciandola in posa solo pochi minuti per poi lasciare un residuo analogo a quello di una crema skin-care non-maschera.

Sisley

Masque Crème aux Résines Tropicales

Prezzo 95,00 € per 60 ml corrispondenti a 1583,3 €/Kg

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Masque Crème aux Résines Tropicales è una maschera purificante profonda, ideale per la pelle mista e grassa.
Grazie alle proprietà assorbenti, purificanti e astringenti delle argille e delle resine tropicali (Mirra, Incenso e Benzoino), risolve efficacemente i problemi legati alla pelle grassa come pori dilatati e impurità.
La pelle è pulita, l’effetto lucido è mitigato e la grana della pelle è affinata.
1 o 2 volte alla settimana, applicare uno strato abbondante di prodotto su pelle pulita e asciutta, evitando il contorno occhi. Lasciare in posa per 10 minuti e sciacquare abbondantemente con acqua tiepida. Masque Crème aux Resines Tropicales può essere applicata anche la notte in modo mirato per trattare le imperfezioni localizzate. In questo caso lasciare asciugare per 15 minuti prima di coricarsi e lasciare in posa tutta la notte.
Ingredienti: AQUA, KAOLIN, BENTONITE, CETEARETH-6, CETEARYL ALCOHOL, CETYL ALCOHOL, PROPYLENE GLYCOL, ISOPROPYL MYRISTATE, BOSWELLA CARTERII EXTRACT, STYRAX BENZOIN RESIN EXTRACT, PLANTAGO MAJOR LEAF EXTRACT, ARCTIUM LAPPA ROOT EXTRACT, COMMIPHORA MYRRHA EXTRACT, FRAGRANCE (PARFUM), PHENOXYETHANOL, METHYLPARABEN, TRIETHANOLAMINE, SORBIC ACID,TETRASODIUM EDTA.
Emulsione olio in acqua con molte polveri insolubili( KAOLIN, BENTONITE), che possono darle l’aspetto di un fango. Viene suggerita sia l’applicazione con rimozione e risciacquo dopo 10 minuti, sia di lasciarla in posa tutta la notte. Nel primo caso visti i brevi tempi di applicazione e la rimozione con risciacquo eventuali “attivi” servono più a far bella l’etichetta che la pelle. Nel secondo caso una formulazione ricca di polveri assorbenti non è chiaro quanto e cosa possa rilasciare alla pelle. Non è evidente poi come si riducano federe e lenzuola dopo una notte a contatto con un prodotto fangoso, per quanto asciutto.

DIOR

le Grand Masque

Prezzo 207,95 € per 50 ml corrispondenti a 4159 €/Kg

Fonte

Profondamente riossigenante, le Grand Masque Dior Prestige riattiva la respirazione della pelle*. Rigenerata, la pelle è fresca e risplende di vitalità. I contorni del viso sono rassodati e la pelle rimpolpata. Leggera e penetrante, la sua texture incredibilmente morbida veste letteralmente la pelle. Invita al massaggio ed offre un momento di sensorialità estrema durante l’applicazione.
* Test in vitro sugli ingredienti
Prelevare e applicare la maschera con l’aiuto della spatolina, dal centro del viso verso l’esterno.
1. Massaggio del viso: con i polpastrelli delle dita, massaggiare lentamente e profondamente effettuando movimenti circolari continui e ascendenti dal centro del viso verso l’esterno. Cominciare dal mento e risalire fino alla fronte. Questa tecnica di massaggio, che andrebbe ripetuta per tre volte, ottimizza l’assorbimento del prodotto e rimodella il viso grazie a una stimolazione profonda dei muscoli facciali.
2. Ossigenazione dei tessuti: effettuare un movimento a ventosa con il palmo delle mani sul viso e poi staccarle rapidamente. Alternare mento/fronte e guance dalle 3 alle 6 volte consecutivamente. Questo movimento ossigena la pelle e ne amplifica la sua luminosità.
3. Lasciare in posa la maschera 5 minuti per farla assorbire perfettamente.
DIOR Trattamento Anti-Età d’Eccezione
Ingredienti: AQUA (WATER), CAPRYLIC / CAPRIC TRIGLYCERIDE, GLYCERIN, JOJOBA ESTERS, PENTYLENE GLYCOL, ISOHEXADECANE, AMMONIUM ACRYLOYLDIMETHYLTAURATE / VP COPOLYMER, DICAPRYLYL CARBONATE, HELIANTHUS ANNUUS (SUNFLOWER) SEED OIL, GLYCERYL STEARATE, STEARETH-21, DIMETHICONE, KNIPHOFIA UVARIA (KNIPHOFIA UVARIA NECTAR), CENTELLA ASIATICA LEAF EXTRACT, ROSA CENTIFOLIA FLOWER WAX, ROSA DAMASCENA FLOWER WATER, BEHENYL ALCOHOL, PHENOXYETHANOL, CETEARETH-20, CERA ALBA (BEESWAX), DECYLOXAZOLIDINONE, MANGIFERA INDICA (MANGO) SEED BUTTER, ZEA MAYS (CORN) OIL, PARFUM (FRAGRANCE), CETEARETH-12, CETEARYL ALCOHOL, SODIUM CITRATE, SODIUM HYALURONATE, TOCOPHERYL ACETATE, DISODIUM EDTA, SILICA, TETRASODIUM EDTA, ADENOSINE, CITRIC ACID, CI 77891 (TITANIUM DIOXIDE), BHT, SODIUM METABISULFITE, TROPAEOLUM MAJUS EXTRACT, SODIUM BENZOATE, POTASSIUM SORBATE, ETHYLHEXYLGLYCERIN, TOCOPHEROL.
Crema gel con qualche attivo o estratto botanico. Parlano assurdamente di far “assorbire” perfettamente il prodotto, lasciandolo in posa per 5 minuti, quando in realtà evapora l’acqua ma non vengono assorbiti gli emollienti o gli attivi, non certamente in tempi così brevi. Elegante l’utilizzo di esteri di jojoba (JOJOBA ESTERS) che danno corpo all’emollienza. Non viene specificato se il prodotto va rimosso e risciacquato. Non ci sono razionali a supporto dei claim relativi all’ossigenazione dei tessuti ed anche il massaggio a ventosa, c’è chi lo chiama “gomming” se fatto con cosmetici appiccicosi, non ha effetti sulla permeabilità ai gas dei tessuti, ma, come altre tecniche di massaggio, sulla circolazione sanguigna superficiale.

Guerlain

Masque Orchidée Impériale

Prezzo 319,95 € per 75ml corrispondenti a 4266 €/litro

Fonte-Fonte

Le Masque Guerlain Orchidée Impériale, uno straordinario bagno d’ energia.
Combinando l’eccellenza del savoir-faire Orchidée Impériale all’expertise sensoriale dell’Istituto Guerlain, Le Masque avvolge la pelle di una voluttuosità unica. Concentrato in un periodo breve ed intenso, tutto il potere della Tecnologia Gold Orchid si trasmette di cellula in cellula per infondere il pieno di energia e vitalità alla pelle*. Simultaneamente, un estratto di proteine della soia dalle proprietà altamente rassodanti contribuisce ad un effetto lifting immediato*, mentre un burro di mango offre un perfetto equilibrio tra nutrimento e idratazione.
*Test in vitro sugli ingredienti.
Prelevare la quantità ottimale di prodotto facendo scivolare il pennello sulla maschera. Applicare infine uno strato sottile dall’interno del viso verso l’esterno.
Per un momento di benessere unico, lasciar assorbire la maschera per 10 minuti su una pelle pulita, idealmente la notte 1 o 2 volte a settimana, oppure all’occorrenza per un effetto “espresso”
Ingredienti: AQUA (WATER), CAPRYLIC/CAPRIC TRIGLYCERIDE, GLYCERIN, JOJOBA ESTERS, PENTYLENE GLYCOL, AMMONIUM ACRYLOYLDIMETHYLTAURATE/VP COPOLYMER, DICAPRYLYL CARBONATE, ISOHEXADECANE, BUTYLENE GLYCOL, GLYCERYL STEARATE, BEHENYL ALCOHOL, STEARETH-21, DIMETHICONE, ORCHID EXTRACT, PHENOXYETHANOL, CETEARETH-20, SACCHARIDE ISOMERATE, CERA ALBA (BEESWAX), DECYLOXAZOLIDINONE, MANGIFERA INDICA (MANGO) SEED BUTTER, CETEARETH-12, CETEARYL ALCOHOL, SODIUM CITRATE, AVENA SATIVA (OAT) KERNEL EXTRACT, PARFUM (FRAGRANCE), SODIUM HYALURONATE, TOCOPHERYL ACETATE, DISODIUM EDTA, CYMBIDIUM GRANDIFLORUM FLOWER EXTRACT, SILICA, TETRASODIUM EDTA, BHT, HYDROLYZED SOY FLOUR, ADENOSINE, CITRIC ACID, CI 77891 (TITANIUM DIOXIDE), BIOSACCHARIDE GUM-2, MICA, LINALOOL, RIBOSE, CITRONELLOL, CI 77491 (IRON OXIDES), GERANIOL, ALPHA-ISOMETHYL IONONE, LIMONENE, BERTHOLLETIA EXCELSA PERICARP EXTRACT, YELLOW 5, RED 4
Crema gel con qualche attivo o estratto botanico. Parlano di lasciar “assorbire” il prodotto per 10 minuti, senza specificare se va poi rimosso e risciacquato.
Ammesso che gli attivi siano presenti nelle concentrazioni adeguate e che abbiano il tempo per penetrare, nessun attivo cosmetico può produrre effetti anche solo simili al lifting chirurgico.
Elegante l’utilizzo di esteri di jojoba (JOJOBA ESTERS) che danno corpo all’emollienza
Rodolfo Baraldini

 

giovedì 5 gennaio 2017

L’ INCI, questo sconosciuto.

questo sconosciuto.
L’ INCI, questo sconosciuto.

L’ INCI, questo sconosciuto.

A giudicare dal numero di eventi, incontri , seminari che hanno per titolo: “imparare a leggere l’INCI”, viene da pensare che l’analfabetismo di ritorno sia più diffuso di quanto si pensi. Perché “imparare a leggere”? Possibile che la lista ingredienti di un cosmetico sia così indecifrabile?
Leggere attentamente le etichette, anche nelle parti scritte in piccolo, è atto di grande consapevolezza e responsabilità. Nei limiti degli obblighi legali e dell’onestà e correttezza del produttore, il consumatore leggendo le etichette si informa sul prodotto; può scegliere il prodotto più vicino alle proprie esigenze; può farsi una idea del rapporto qualità/prezzo; può individuare eventuali rischi e pericoli associati al prodotto. Non è poco ! Tra l’altro leggere l’etichetta può essere una delle principali interazioni del consumatore con la marca che portano alla decisione di acquistare.


Storia dell’INCI


L’esigenza di attribuire in modo sistemico una nomenclatura standard agli ingredienti cosmetici fa nascere all’inizio del 1973, all’interno della associazione delle industrie cosmetiche USA su sollecitazione della FDA, un dizionario base degli ingredienti cosmetici, chiamato CTFA-Adopted Names.
Non erano ancora in vigore obblighi come quelli attuali di pubblicare in etichetta la lista ingredienti e la nomenclatura sistematica degli ingredienti era praticamente tutta in inglese. Solo nel 1993 gli Adoped Names vengono ribattezzati “INCI” (International Nomenclature Cosmetic Ingredients) adottando regole di nomenclatura sistemica accettabili internazionalmente. Nel 1995 la nomenclatura degli ingredienti di derivazione vegetale adotta la tassonomia linneana per la definizione di tutte le piante, con genere e specie in latino. Sempre nel 1995 la FDA americana accetta l’utilizzo dei nomi latini anziché in inglese anche nelle etichette cosmetiche circolanti negli USA. Solo dal 2006 negli INCI degli ingredienti derivati dai vegetali viene esplicitata la parte della pianta da cui derivano. Finalmente si può distinguere ciò che viene estratto da un fiore da ciò che viene estratto dalla corteccia della stessa pianta. Similmente al sistema INN nei farmaci, nell’INCI sono registrati nomi non proprietari. La problematica dei nomi non proprietari si riferisce al nome uniforme da dare agli ingredienti in modo che possa essere utilizzato da tutti senza i vincoli degli eventuali marchi registrati. Quando una industria registra un nome di un composto chimico, che sia utilizzato nei farmaci o nei cosmetici, questo nome può essere utilizzato solo dal proprietario del marchio o su sua autorizzazione. Servono nomi utilizzabili da tutti e per questo nei farmaci è stato introdotta la nomenclatura INN o DCI regolata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Mentre la nomenclatura standard degli attivi farmaceutici è emanazione di un ente sovranazionale collegato alle Nazioni Unite, quella del cosmetico è ancora in capo ad un comitato, l’ International Nomenclature Committee (INC), emanazione del CTFA, oggi Personal Care Product Council, cioè l’associazione delle industrie cosmetiche USA, che lo sponsorizza. Dal 1995 il sistema INCI, con passi successivi, si è orientato a soddisfare le esigenze di sempre più nazioni. Nel 1997 il dizionario redatto dal CTFA è stato adottato senza traduzioni nella Unione Europea. Oltre alla stretta collaborazione tra l’associazione delle industrie Usa ed il Colipa (l’associazione delle industrie cosmetiche europee oggi chiamata Cosmetic Europe) nel comitato INC siedono rappresentanti delle industrie canadesi e giapponesi. Il processo di armonizzazione internazionale del sistema di nomenclatura degli ingredienti cosmetici è laborioso e lungo, solo recentemente, 2 anni fa, la Cina ha fornito le traduzioni cinesi dei circa 8000 ingredienti utilizzati nei suoi cosmetici. Solo nel 2015 sono state sviluppate le traduzioni in koreano.

Limiti, pasticci ed errori

Il sistema INCI funziona ma è risultato di una serie di regole ed obiettivi che si è data l’industria cosmetica, in primis quella americana, non è il prodotto di una norma nazionale o sovranazionale. Non ha quindi l’autorevolezza di altri sistemi di nomenclatura, come ad esempio lo IUPAC per la chimica e l’INN per i farmaci. Ma è quanto di meglio oggi presente per denominare in modo univoco ed uniforme gli ingredienti cosmetici.
Eppure nel sentire comune, ma anche per alcuni professionisti, il fatto che ad una sostanza sia attribuita una denominazione INCI la carica di significati impropri.
La prima baggianata, incredibile quanti esperti e professionisti della cosmesi continuino a pensarla così, è che una sostanza si può utilizzare nel cosmetico solo se ha un suo nome INCI. Falso ed anche insensato. Le norme europee del cosmetico, al momento quelle redatte con maggior rigore, definiscono esplicitamente cosa fare per utilizzare ingredienti cosmetici che non hanno alcuna denominazione INCI. Ho visto anche sentenze, all’interno delle solite liti giudiziarie per l’utilizzo di un marchio, dove l’errato convincimento che il nome INCI sia una sorta di validazione influenzava il giudizio. Al contrario, l’attribuzione di una denominazione INCI non comporta alcuna valutazione sulla purezza, efficacia, sicurezza, idoneità, funzionalità di una sostanza.
Oltre a non definire la purezza poi le denominazioni INCI possono consentire ampie variazioni nella composizione di un ingrediente. Ad esempio con il termine EXTRACT in genere si caratterizzano centinaia di estratti vegetali, definendone solo la pianta e la parte della pianta da cui sono estratti, ma la loro composizione, se estratti con CO2 supercritica o con acetone, può essere molto diversa.
A questo si aggiunga che un nuovo nome INCI viene dato dal INC a seguito di una richiesta, application, fornita dall’industria che vuole registrare un suo prodotto.
Un produttore di materie prime utilizzabili nella cosmesi è portato ad adottare una denominazione commercialmente accattivante, visto che poi entrerà in etichetta.
Non so come, ma l’INC ha approvato anche INCI come : ELGUEA CLAY, per denominare i fanghi di una stazione termale cubana.
Il comitato INC ha poi ricevuto application dove venivano proposti nuovi nomi INCI che erano in effetti spot pubblicitari.
Estratti o oli “organic” per cavalcare la moda del eco-bio, sostanze dove da qualche parte doveva brillare il termine “stem” per cavalcare la moda delle staminali, ma anche estratti “enzymatic” e altri nomi con cui si cercava di differenziare o in qualche modo qualificare un nuovo ingrediente cosmetico.
Il comitato INC, più il sistema INCI ha assunto una sua valenza internazionale, più ha cercato di limitare certi tentativi “commerciali” di registrazione di nuove denominazioni.
Il termine “stem” rientra solo come parte botanica, intendendo lo stelo o il gambo, mentre estratti da colture di cosiddette staminali vegetali sono denominati “meristem cell extract” o “meristem cell culture”.
Il termine “organic” non è stato accettato in nessun nuovo INCI e le marche americane del segmento eco-bio lo inseriscono arbitrariamente a loro piacimento nella lista ingredienti, le più corrette tra parentesi come se fosse un “trivial name”.
Consultando le monografie del dizionario INCI si scoprono alcune incongruenze rivelatrici di come sia complesso definire una nomenclatura sistemica, il più possibile su basi scientifiche, degli ingredienti cosmetici che vengono proposti dall’industria.

Limiti, pasticci ed errori del comitato che assegna i nomi INCI

Capita non raramente che le denominazioni non siano univoche.
Così qualcuno ha registrato l’estratto di prezzemolo con l’INCI: CARUM PETROSELINUM EXTRACT e qualcuno con PETROSELINUM CRISPUM EXTRACT e sono esattamente la stessa cosa.
Il problema della non univocità di alcuni INCI emerge sia quando il nome botanico prevede vari sinonimi, sia quando sono presenti varie sottospecie e varietà, sia quando fanno grossolani errori di sintassi o trascrizione.
Ricordo il caso di un ingrediente TOTEM che ha caratterizzato alcune linee cosmetiche, conosciuto come olio di rosa mosqueta. La rosa mosqueta non è una specie di rosa definita. Rosa mosqueta è il nome comune in sudamerica di tutte le rose selvatiche, quelle con frutto. Gli INCI disponibili per il loro olio fisso sono:
ROSA CANINA FRUIT OIL
ROSA EGLANTARIA SEED OIL
ROSA MOSCHATA OIL
ROSA MOSCHATA SEED OIL
ROSA RUBIGINOSA SEED OIL
poi ci sarebbe anche, ma poco diffusa in sudamerica
ROSA ROXBURGHII SEED OIL .
La specie più diffusa è la ROSA CANINA.
ROSA RUBIGINOSA e ROSA EGLANTARIA (ma i database tassonomici la chiamano EGLANTERIA e il dizionario INCI riporta un errore di sintassi) sono sinonimi, quindi la stessa cosa.
In questo pasticcio botanico, molti produttori di cosmetici, in etichetta riportano il ROSA MOSCHATA SEED OIL visto che ha il nome che ricorda di più la rosa mosqueta sudamericana anche se come specie la Rosa moschata, in sudamerica dove l’olio viene prodotto, è la specie meno diffusa.
Il comitato che decide ed attribuisce le denominazioni INCI non è propriamente un comitato scientifico; sponsorizzato dalle industrie, deve mettere ordine nelle richieste che le industrie stesse gli fanno per introdurre sul mercato un nuovo ingrediente.
Un altro evidente pasticcio l’hanno fatto quando sono stati lanciati i peptidi cosmetici. All’inizio l’INC ha accettato le proposte delle industrie che proponevano di identificare gli ingredienti come OLIGOPEPTIDE. Abbiamo così decine e decine di OLIOGOPEPTIDE riferiti a catene di aminoacidi più o meno lunghe (anche più di 20 o 50 amminoacidi che con il concetto di “oligo” cioè “pochi” stona abbastanza) identificate solo da un numero in sequenza; l’ultimo è l’OLIOGOPEPTIDE-148. Di questi neppure in monografia viene indicata la sequenza di amminoacidi che li compongono. Non ci si deve stupire che sia praticamente impossibile trovare in letteratura i dati per definirne efficacia, rischi e sicurezza.
La situazione non è molto migliorata quando hanno cominciato a raggruppare i peptidi in funzione del numero di amminoacidi: tripeptidi, tetrapeptidi, pentapetidi ecc… Sono stati registrati 65 peptidi composti da solo 3 amminoacidi (tripeptidi) e della stragrande maggioranza non viene descritta esplicitamente la sequenza.
Ci sono poi vecchie denominazioni dove la confusione è massima.
Esemplare il caso dell’olio di alloro.
Gli INCI disponibili sono:
LAURUS NOBILIS OIL
LAURUS NOBILIS FRUIT OIL
LAURUS NOBILIS LEAVE OIL
descritti tutti come oli volatili e con analoghi numeri identificativi: CAS # 84603-73-6 , EC # 283-272-5 .
Peccato che il regolamento europeo indichi come assolutamente proibito nel cosmetico un misterioso “Oil from the seeds of Laurus nobilis” con gli stessi numeri identificativi: CAS # 84603-73-6 , EC # 283-272-5 .

Limiti, pasticci ed errori di chi redige la lista ingredienti

Redigere una lista ingredienti impropria e non conforme, fino a poco tempo fa non era neppure facilmente sanzionabile. Solo dal 6 gennaio 2016 è stata introdotta una disciplina sanzionatoria che può interessare chi redige non correttamente la lista ingredienti di un cosmetico.
Le norme sono abbastanza chiare e tutto ciò che viene introdotto nel cosmetico per formularlo, escluse le impurità, tracce e residui di lavorazione, deve essere dichiarato in ordine decrescente fino a concentrazioni dell’1%, poi in ordine sparso.
Con occhio esperto è facile individuare molte liste ingredienti redatte approssimativamente o capziosamente.
Le incongruenze più comuni sembrano spesso dipendere dal fatto che chi redige la lista ingredienti utilizza gli INCI suggeriti dal fornitore di materie prime, non sempre corretti. Tipica incongruenza è ad esempio quella delle materie prime conservate di cui nella lista ingredienti non si riporta il conservante. Ma ci sono anche INCI “discutibili” dove per ragioni commerciali redigendo la lista ingredienti si vuole promuovere una certa immagine del prodotto.
Prodotto: succo aloe 100%
lista ingredienti in etichettaprobabile lista ingredienti corretta
Ingredients: ALOE BARBADENSIS LEAF JUICEIngredients: AQUA, ALOE BARBADENSIS LEAF EXTRACT, POTASSIUM SORBATE, POTASSIUM BENZOATE, CITRIC ACID.
Prodotto: Olio di iperico 100%
lista ingredienti in etichettaprobabile lista ingredienti corretta
Ingredients: HYPERICUM PERFORATUM OILIngredients: HELIANTHUS ANNUUS SEED OIL, HYPERICUM PERFORATUM FLOWER/LEAF/STEM EXTRACT, LECITHIN, TOCOPHEROL, ASCORBYL PALMITATE, CITRIC ACID

L’ossessione per gli ingredienti

Per il consumatore poter individuare preventivamente l’eventuale presenza di ingredienti a cui si può essere allergici è fondamentale. Molto più che soddisfare il generico bisogno di sapere cosa c’è dentro.
Una oggettiva carenza del marketing cosmetico, quando identifica la qualità di un prodotto con la presenza di un suo ingrediente TOTEM, oltre che allarmismi e scorrette campagne di demonizzazione di alcuni cosmetici o ingredienti, sostenute da chi vuole vendere prodotti o ingredienti alternativi, hanno prodotto una vera e propria ossessione per gli ingredienti cosmetici. Giustissimo voler sapere cosa c’è dentro, ma sbagliato credersi tutti esperti tossicologi capaci di individuare da una lista ingredienti, senza informazioni su concentrazioni e purezze, eventuali rischi per la salute.

L’ossessione per gli ingredienti cosmetici a volte assume comportamenti ed argomentazioni tipiche della tifoseria calcistica e se il consumatore ama le magliette a righe rosse e nere ed odia quelle bianco e nere è difficile fargli cambiare opinione. Peccato che le argomentazioni a favore o contro un qualche ingrediente cosmetico siano per lo più fondate, ragionevoli o scientifiche quanto le discussioni tra tifosi di calcio.

Rodolfo Baraldini

mercoledì 4 gennaio 2017

Cushion make-up: la nuova moda o il nuovo nonsenso cosmetico?


Cushion make-up: la nuova moda o il nuovo nonsenso cosmetico?

Cushion make-up: la nuova moda o il nuovo nonsenso cosmetico?

 

Parlando della cosmesi koreana e della sua strabiliante crescita non potevo non approfondire alcuni successi commerciali

“Ne vanno tutte pazze…”
“Fantastico …”
“Ha cambiato il make up…”
Stanno parlando del cushion make-up, una nuova proposta nel mondo dei fontotinta che si sovrappone al segmento delle creme alfabetiche: BB, CC ecc.. come prodotto multitasking o multifunzionale.
Di fronte a tante entusiastiche recensioni sorge spontaneo domandarsi se sono dovute agli effetti allucinogeni delle mode, ad abili campagne marketing o ad una effettiva innovazione che ha rivoluzionato la funzionalità e la qualità percepita del prodotto.
Lanciati in Corea nel 2008 da Iope, un marchio del gruppo Amore Pacific, oggi non solo il gruppo ne vende decine di milioni di pezzi l’anno ma, l’idea con diverse declinazioni è stata adottata da tanti grandi marchi del make-up. Come spesso accade nel marketing e come recitava uno storico spot pubblicitario: basta la parola. Ed in questo caso la parola chiave è “cushion”, utilizzata per definire un concept marketing ed un design di prodotto che può essere poi declinato in modi diversi. Così, nonostante la grande somiglianza nel design e nella comunicazione il make up venduto come cushion da diverse marche può soddisfare aspettative diverse.
L’acronima fantasia dei markettari ha trasformato la sigla CC, riportata in molti prodotti, in Color Control, Cushion Compact, Cream Cushion, ecc..
Come nelle creme alfabetiche, nel cushion make-up, l’utilizzo dell’SPF per comunicare la protezione solare comporta il solito pasticcio di caratterizzare come prodotti solari prodotti che in genere mancano delle caratteristiche, avvertenze e, negli USA, approvazioni che dovrebbe avere un prodotto per protezione solare.

L’innovazione

Il termine “cushion”, cuscino, si riferisce a spugne, più propriamente schiume uretaniche ( hai presente la gommapiuma?) impregnate del cosmetico da applicare.
L’innovazione sta in un concetto che interviene profondamente sul design dei prodotti. Il cosmetico, un fondotinta, ma anche una emulsione pigmentante, una delle tante “teint créme” che adesso si chiamano: BB, CC, DD ecc.. è formulato con una viscosità bassa presentandosi sostanzialmente come fluido. Il packaging e design, dove si sono concentrate le maggiori innovazioni, è però simile a quello di un fondotinta compatto. Il fluido impregna una spugna da cui fuoriesce in funzione della pressione. Di veramente innovativo e rivoluzionario non c’è molto. La spugna impregnata di prodotto fluido è una sorta di erogatore, dosatore del pigmento che viene poi normalmente distribuito sulla pelle da un altro cuscino applicatore (che per distinguerlo potremmo chiamare “puff”), con una porosità molto più fine in modo da ridurre la quantità di prodotto assorbita.. L’idea di dosare/applicare un colore con una spugna, un pezzo di gommapiuma o oggetti simili anziché un pennello non è certamente nuova. Innovativo ma non nuovo il design, il modello di utilità, dove il contenitore del fondotinta fluido esternamente è analogo a quelli per prodotti compatti e il puff di grandi superficie permette applicazioni più rapide ed uniformi. La formulazione più fluida comporta che il contenitore di un “cushion” contrariamente a quello dei fondotinta compatti cui assomiglia, sia ermetico quando è chiuso, se non si vuole tingere l’interno delle borsette ed il loro contenuto.
Sia per la congiuntura, si usciva da una crisi economica che poteva far crollare il sistema bancario globale, sia per il trend-moda dei prodotti multifunzione, le formulazioni dei prodotti “cushion” coreani vantavano qualità ancillari: la protezione solare, un qualche effetto depigmentante ( che nei mercati asiatici funziona sempre), un qualche effetto idratante, un qualche onirico effetto nutriente.
Il termine “cushion” non è registrabile e chiunque lo può utilizzare. Il gruppo Amore, uno dei grandi della cosmesi mondiale con imponenti investimenti in Ricerca e Sviluppo, anche se ha presentato centinaia di domande di brevetto, ha registrato solo pochi brevetti a protezione del concept. Essendo poi poco difendibile l’idea generale, sia per anteriorità sia per genericità, hanno brevettato vari dettagli tecnici marginali: la procedura di produzione e impregnazione delle spugnette, la stabilizzazione delle formule per mantenere il prodotto fluido nonostante l’ampia superficie esposta all’aria delle spugne, il rapporto tra viscosità del fluido e porosità delle spugnette ecc.
Visto il successo di vendite non stupisce che nonostante il rischio di un contenzioso brevettuale, oggi decine di marche offrano prodotti allineati a questo concept. Nel marketing prodotti o strategie che inseguono concept di successo di un’altra marca sono chiamati “me-too”.

La tecnologia

La formulazione deve considerare il materiale dove il fluido resta impregnato
A livello formulativo non vedo novità stratosferiche.
Si tratta per lo più di emulsioni acqua in silicone con pigmenti e filtri UV metallici , in alcuni casi emulsioni multiple con una ulteriore fase esterna gellata. La concentrazione di filtri solari inorganici ( nei prodotti che la dichiarano dal 6 al 17% ) alza notevolmente la quota di polveri da stabilizzare nell’emulsione rispetto ai fondotinta con solo pigmenti e polveri opacizzanti o soft-focus. Le difficoltà formulative sono esasperate dall’utilizzo della spugna, ad alta porosità, dove la maggiore superficie esposta all’aria accelera i fenomeni dell’essicazione e della contaminazione microbica.
Il normale sistema conservante viene aiutato da concentrazioni più alte di glicoli e da ethylexylglicerine e la maggiore fluidità e resistenza all’essicazione viene garantita da concentrazioni più alte di siliconi. Nelle emulsioni acqua in silicone la viscosità diminuisce aumentando il silicone al contrario delle emulsioni silicone in acqua dove aumentando il silicone la viscosità aumenterebbe. Nel complesso la formulazione si riconduce ad uno dei tanti fondotinta con protezione solare o ad una delle tante BB cream adattate all’erogazione con una spugna impregnata. Da notare che la spugna, con il suo rapporto superficie volume, in qualche modo può contribuire alla stabilizzazione di una emulsione con tante polveri disperse dentro. Le spugne ad alta porosità possono condizionare la scelta della granulometria e del coating, trattamento superficiale, delle polveri che per agevolare sia la fase dell’impregnazione che quella del rilascio devono essere micronizzate al limite delle nanodimensioni.
La “coprenza” può essere modulata a piacimento in funzione dell’obbiettivo commerciale. Normalmente superiore a quella delle BB cream può essere ridotta regolando la granulometria dei filtri inorganici e dei pigmenti o aumentando a parità di SPF la concentrazione di filtri solari organici.
La gamma colori è normalmente inferiore rispetto a quella offerta nei “normali” fondotinta solo per ragioni commerciali e le marche con maggiori volumi di vendita nei prodotti “cushion” possono offrire gamme colori più ampie.


Lo spreco

Un fondotinta fluido con protezione solare e altre funzioni può essere contenuto anche in una normale boccetta
Una nuova idea o un nuovo design che fa vendere decine di milioni di pezzi l’anno è una idea che FUNZIONA.
Il consumatore percepisce immediatamente la praticità di un fondotinta fluido che si può portare in giro ed applicare agevolmente last-minute. Tutti gli altri effetti : più luminoso, più idratante, più nutriente (!), più coprente, meno coprente, più protezione solare ecc. sono modulazioni formulative a discrezione del produttore che deve segmentare e qualificare il prodotto. Molte delle qualità percepite che si leggono in tante entusiastiche recensioni di prodotti associati al concept “cushion” possono essere risultato di un marketing particolarmente efficace o delle suggestioni/allucinazioni indotte dalla moda.
L’utilizzo di una spugna impregnata per trattenere il fluido nei contenitori compatti comporta un grande spreco di prodotto che alla fine non viene rilasciato dalla spugna; ma la marginalità molto alta, cioè il rapporto tra il costo industriale della formulazione ed il prezzo al pubblico nei prodotti per make-up, permette di ridurre la percezione economica di questo spreco. Alcune marche offrono, con successo e praticità opinabile, la possibilità di ricarica. Il maggiore frazionamento, cioè confezioni da 10/15 ml contro confezioni da 30 o più ml, permette di praticare prezzi al litro molto superiori anche per marche non della fascia lusso o prestige.

Rodolfo Baraldini
Il concept del cushion e dell'applicazione con una spugna può essere declinato anche senza contenitori analoghi a quelli dei fondotinta compatti
Il concept del cushion e dell'applicazione con una spugna può essere declinato anche senza contenitori analoghi a quelli dei fondotinta compatti

domenica 1 gennaio 2017

Peptidi cosmetici: efficaci o nuova moda ?

Peptidi cosmetici: efficaci o nuova moda ?

Peptidi cosmetici: efficaci o nuova moda ?


Molte pagine pubblicitarie del cosmetico ne vantano la presenza. Sono ingredienti TOTEM, cioè quel tipo di ingredienti su cui si focalizza la comunicazione del cosmetico, per vantarne una qualche efficacia. Basta dire che il cosmetico li contiene per convincere il consumatore ad acquistare il prodotto.
Argireline, matrixyl , syn-coll, e tanti altri sono marchi più o meno conosciuti di ingredienti cosmetici, considerati “attivi”, che hanno in comune una caratteristica, sono PEPTIDI.

Cosa sono i peptidi?

Anche se qualche paginetta nella scuola dell’obbligo può parlarne, pochi sanno esattamente cosa sono. Si tratta di molecole lineari dove 2 o più amminoacidi (un po’ ammina, un po’ acido) sono legati da un legame peptidico, cioè con il gruppo amminico (-NH2) attaccato al gruppo carbossilico (-COOH).
Sono i “mattoncini” con cui si costruiscono le proteine, che formalmente si distinguono dai peptidi per le dimensioni, le proteine sono molto più grandi, e per la struttura, le proteine raramente sono composte da una sola catena peptidica, per lo più sono più catene peptidiche aggregate o legate al gruppo prostetico. Le dimensioni fanno la differenza, ma non c’è consenso scientifico su quanto corta deve essere una catena di aminoacidi per considerarla un peptide anziché una proteina o una sua frazione. Molti considerano peptidi solo le catene con meno di 50 amminoacidi e oliogopeptidi quelli più piccoli, fino a 10 amminoacidi.
È indiscutibile che l’apporto di specifici peptidi può modulare o interferire con tanti processi biologici. Ormoni, proteine, enzimi, fattori e co-fattori sono quasi sempre correlati ad una qualche sequenza peptidica. Di pochissimi peptidi si è però individuata una specifica funzionalità su specifici tessuti o processi. Possono modulare alcuni processi proliferativi, la crescita o la differenziazione, ma anche l’espressione di proteine, enzimi o ormoni, possono svolgere azione chemiotattica, possono fungere da trasportatori, possono avere effetti sistemici o specifici. Ipoteticamente e non solo, possono fare tante cose. Troppe.
La ricerca scientifica ha fatto passi straordinari e si sa qualcosa di più del fatto che bastava sputare su un vetrino per vedere una maggiore crescita cellulare. Dalla scoperta dei fattori di crescita derivati da secrezioni salivari, sia l’NGF (nerve grow factor) che l’EGF (epidermal grow factor) furono individuati nella saliva di qualche topo, a specifici peptidi assemblati o sintetizzati per agire su uno specifico processo il passo non è stato breve. Non è per nulla facile indviduare quali sequenze peptidiche sono bioattive, su quali cellule ed in che modo. Ancora più complesso trasferire queste conoscenze dagli esperimenti in vitro a risultati pratici in vivo.

Attenzione ai grandi numeri

Considerando solo i 20 amminoacidi standard le possibili combinazioni con cui possono legarsi con ripetizione 3 aminoacidi sono 1540, per 4 8855, per 5 42504. Insomma siamo nel calcolo combinatorio e le possibili variazioni della sequenza con cui sono legati in una catena peptidica gli amminoacidi sono tantissime.
Anche escludendo le ripetizioni improbabili, provate ad immaginare la quasi infinita varietà di combinazioni con cui si possono legare in proteine composte da migliaia di amminoacidi. Per intenderci, il “banale” collagene è composto da 3 catene polipetidiche di circa 1400 amminoacidi ognuna.
Inoltre alla “semplice” sequenza con cui sono legati tra loro gli aminoacidi si aggiunge anche il fatto che la struttura tridimensionale di queste molecole ne può modificare gli effetti.
Le possibili interazioni biochimiche ed i percorsi proteici sono tantissimi e non deve stupire che nella cosmesi si tenda ad utilizzare solo catene molto corte con peptidi composti da 3, 4 a volte 6 amminoacidi.

A cosa servono nel cosmetico?

Come sempre nel cosmetico, servono a far vendere il cosmetico, e funzionano alla grande. Già il nome ostrogoto-scientifico evoca quel non so ché di high-tech, che fa pensare a qualche nuova scoperta miracolosa.
Se ci si domanda invece cosa fanno in termini di effetti biologici di ambito cosmetico, andiamo su un terreno scivoloso in una giornata di nebbia.
Pochissime delle straordinarie scoperte in vitro sono supportate da dati significativi in vivo.
Secondo la Cochrane collaboration, anche l’utilizzo di fattori di crescita e sequenze peptidiche per la cura delle ulcere e piaghe croniche o da diabete non ha dato risultati conclusivi. Inoltre il profilo di rischio quando si pasticcia con processi proliferativi non è mai molto chiaro. Se posso accelerare la crescita di tessuti sani, chi mi dice che non accelero anche la crescita di tessuti non sani?
Nel cosmetico i peptidi di “successo” sono stati quelli pubblicizzati come botox-simili o per la rigenerazione del collagene; ma molte altre sono le potenziali attività che possono essere individuate.
Si possono distinguere il peptidi bioattivi e peptidi trasportatori. Di questi ultimi più che la eventuale interazione con un qualche percorso proteico si sfrutta la capacità di permeare le membrane cellulari e di portare, in genere un atomo metallico, proprio nelle cellule bersaglio.
I peptidi che possono esercitare un qualche bioattività sono per lo più:
  • peptidi di segnale: possono stimolare la produzione di collagene, elastina e altre proteine e glucosamminoglicani della pelle. Il GHK (Liver Cell Growth Factor) è un esempio di un peptide di segnale e è stato uno dei primi peptidi di cui si è scoperta questa bioattività. Originariamente isolato dal plasma umano agli inizi del 1970 se ne è studiata l’applicazione per accelerare la riparazione delle lesioni cutanee. I peptidi di segnale possono influenzare alcuni processi biologici anche a concentrazioni relativamente basse.
  • modulatori dell’espressione di neurotrasmettitori: attraverso una varietà di interazioni biochimiche possono ridurre l’espressione della acetilcolina, riducendo la capacità dei muscoli di contrarsi. Della bufala del pseudo botulino cosmetico come della bufala di vari veleni cosmetici ho parlato più volte.
    Le sequenze Acetyl-Glu-Glu-Met-Gln-Arg-Arg-NH2 oppure H-β-Ala-Pro-Dab-NHBzl hanno avuto un discreto successo commerciale comunicando che interferivano con i neurotrasmettitori che comandano la contrazione muscolare.
  • inibitori di enzimi, alcuni enzimi come la MMP (Matrix Metalloprotease) degradano le proteine come il collagene. Alcuni peptidi possono inibire l’attività dell’enzima MMP e quindi rallentare la degradazione delle proteine strutturali della pelle. Intervenendo sugli equilibri biochimici regolati da enzimi c’è un qualche potenziale per inibire la crescita dei capelli e ridurre o aumentare la pigmentazione ed interagire con altri processi cutanei.
  • peptidi antiossidanti, faccio un utilizzo “suis generis” del termine antiossidante, in quanto si tratta specificamente di peptidi che possono interferire con processi di carbonilazione e glicazione, processi non enzimatici di degradazione delle proteine, in qualche modo associati all’invecchiamento. La L-Carnosine è il peptide di riferimento con questa funzione.
Principali peptidi studiati nell’applicazione topica
L’uso del condizionale è d’obbligo quando si parla delle attività vantate senza adeguati trial clinici
Categoria
Attività
Nome
Sequenza
Peptide di segnaleActiverebbe il TGF-β, inducendo la sintesi del collagenePalmitoyl Tripeptide-5, SYN-COLLPalm-Lys-Val-Lys-OH
Stimolerebbe la sintesi del collagene e dei glicosamminoglicani Palmitoyl Tetrapeptide-3, Palm-GQPR, MATRIXYLPalm-Gly-Gln-Pro-Arg-OH
Stimolerebbe la sintesi del collagene tipo IV, IV, VII, e XVII Palmitoyl Dipeptide-6Palm-Lys-Val-Dab-OH
Stimolerebbe la sintesi del collagene, elastina e dei glicosamminoglicani, si sospetta anche una azione sulla melanogenesi Palmitoyl tripeptide-1, PAL-GHKPalm-Gly-His-Lys-OH
Stimolerebbe la sintesi del collagene e dei glicosamminoglicani Palmitoyl Hexapeptide, Palm-Val-Gly-Val-Ala-Pro-Gly-OH
Modulatori dell’espressione dei neurotrasmettitoriInibirebbe il rilascio dei recettori dell’acetilcolinaDipeptide Diaminobutyroyl Benzylamide Diacetate, SYN-AKEH-β-Ala-Pro-Dab-NH-Benzyl.2AcOH
Pentapeptide-3H-Gly-Pro-Arg-Pro-Ala-NH2
Inibirrebbe il rilascio dei neurotransmittitoriPentapeptide-18H-Tyr-D-Ala-Gly-Phe-Leu-OH
Inibirrebbero i recettori SNAREAcetyl Hexapeptide-3, Argireline AcetateAcetyl-Glu-Glu-Met-Gln-Arg-Arg-NH2
Acetyl Octapeptide-3, SNAP-8Acetyl-Glu-Glu-Met-Gln-Arg-Arg-Ala-Asp-NH2
Palmitoyl Hexapeptide-19, BoNT-L (Bo-tulinum NeuroToxins)
Inibitori di enzimiInibitore dell’ACE (Angiotensin-Converting Enzyme) potrebbe migliorare il drenaggio linfaticoDipeptide-2H-Val-Trp-OH
Acetyl Tetrapeptide-5, EYESERYLAcetyl-β-Ala-His-Ser-His-OH
Stimolerebbe la sintesi del collagene e dei glicosamminoglicaniOligopeptide-20H-Cys-Arg-Lys-Ile-Pro-Asn-Gly-Tyr-Asp-Thr-Leu-OH
Inibisce la crescita dei peliEflornitine, eflornitina cloroidrataH-α-Difluoro-Me-DL-Orn-OH-HCl-H2O
Anti-ossidanti, anti-glicazione, anti-carbonilazione/carbossilazione delle proteineInibirebbe la carbonilazione del collageneTripeptide-1H-Gly-His-Lys-OH
Inibitori la carbonilazione delle proteineCarnosineH-β-Ala-His-OH
N-Acetyl CarnosineAcetyl-β-Ala-His-OH
VariInibirebbe la desquamazione cutaneaZ-Gly-Pro-Phe-Pro-Leu-OH
Inibirrebbe la crescita dei peliH-Phe-β-Ala-OH
Stimolerebbe la melanogenesiMELANOTAN IAc-Ser-Tyr-Ser-Nle-Glu-His-D-Phe-Arg-Trp-Gly-Lys-Pro-Val-NH2
Inibirebbe la melanogenesiMELANOSTATINHis-D-Arg-Ala-Trp-D-Phe-Lys
Palmitoyl PentapeptidePalm-Lys-Thr-Thr-Lys-Ser
GHK, Liver Cell Growth FactorH-Gly-His-Lys-OH
GHK-CuH-Gly-His-Lys-OH Cu
Hexapeptide-10, SERISELINEH-Ser-Ile-Lys-Val-Ala-Val-OH
Hexapeptide-9, COLLAXYLH-Gly-Pro-Gln-Gly-Pro-Gln-
OH
Varie ricerche evidenziano la azione antimicrobica di alcuni oligopeptidi.

Dubbi e perplessità sull’utilizzo dei peptidi nella cosmesi

Parlando di peptidi cosmetici, si parla di sostanze congeneri ma che possono esplicare varie bioattività dove un peptide può agire in modo completamente diverso, se non opposto rispetto ad un altro peptide, apparentemente simile. Quindi generalizzando si possono prendere colossali cantonate. Nel business dei peptidi cosmetici intravvedo alcuni fattori comuni che mi lasciano perplesso.

Poca trasparenza.

La comunicazione a supporto di questi ingredienti cosmetici, in genere non brilla per trasparenza ed i riferimenti scientifici a supporto dei claim sono limitati e decisamente opinabili. Non irrilevante anche una certa confusione fatta in sede di attribuzione del nome INCI a questi ingredienti. Alcuni produttori non esplicitano la sequenza di amminoacidi che compongono il peptide ed anche spulciando nei brevetti la effettiva struttura chimica della sostanza non sempre è facilmente rintracciabile. Senza l’esatta sequenza e struttura non ha senso parlare di valutazione della sicurezza ed escludendo alcuni dati tossicologici forniti da alcuni produttori, in letteratura scientifica informazioni su tutte queste “nuove” sostanze proprio non si trovano. I test di efficacia sono quasi sempre in vitro e non garantiscono analoghi risultati in vivo.

Assetto legale, regolatorio.

Nella UE la definizione legale di cosmetico prevede che non si possa confondere la sua attività con una attività terapeutica/farmacologica. Negli USA i limiti posti al cosmetico sono ancor più netti, visto che il cosmetico USA non deve modificare il corpo. Quindi negli USA ogni attività fisiologica dei peptidi o dei cosmetici che li contengono se reclamizzata può far classificare il prodotto come new drug, bisognoso di autorizzazioni e controlli come un farmaco. Per questo la FDA invia continuamente warning letter alle case cosmetiche che pubblicizzano prodotti che “stimolano la produzione di collagene”. Nella UE dove norme e soprattutto controlli sulla pubblicità del cosmetico non sono così stringenti, sono cosmetici le ” sostanze o miscele destinate a essere applicate sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni), oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo esclusivamente o prevalentemente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli, mantenerli in buono stato o correggere gli odori”.
In questa definizione non rientrano prodotti in grado di modificare significativamente alcune funzioni fisiologiche pertanto, anestetizzare, “addormentare i muscoli”, modulare l’espressione di vari ormoni e tante altre bioattività vantate nei peptidi cosmetici, anche se non espressamente “proibite” come nelle norme USA, sollevano qualche perplessità.

Ma quanto ce ne è?

Sono oliogopeptidi sintetizzati (visto la tecnica con cui vengono prodotti si potrebbe anche dire “assemblati”) con tecniche relativamente sofisticate, normalmente molto costosi. La maggioranza di questi ingredienti viene fornita in soluzioni ultradiluite.
Ad esempio il PALMITOYL HEXAPEPDIDE-19 viene fornito in soluzione allo 0,004-0,006%. Inserendolo al 5% in un prodotto la concentrazione finale diventerebbe 0,00025% cioè 2,5 ppm.
Applicando 1mg/cm2 di prodotto sulla pelle applicheremmo 2,5 nanogrammi/cm2.
2,5 nanogrammi significa 0,0000000025 grammi; circa la quantità di cocaina che c’è per metro cubo nell’aria di Torino.
La valutazione della sicurezza fatta dal CIR considera che nei cosmetici sul mercato USA le concentrazioni dei più comuni oligopeptidi sono comunque inferiori a 10 ppm. Visto che non è neppure detto che penetrino la pelle così facilmente, non stupisce che a queste concentrazioni siano considerati sicuri, nonostante la oggettiva carenza di informazioni tossicologiche in letteratura.

Conclusione

Si tratta di ingredienti cosmetici relativamente nuovi di cui le informazioni su sicurezza ed efficacia sono controverse o scarse.
Come segnali alcuni possono modulare diversi processi biologici se raggiungono i tessuti bersaglio, ma normalmente sono inseriti nel cosmetico a concentrazioni talmente basse da rendere improbabili sia la eventuale efficacia che la eventuale pericolosità.
Da notare che molti test in vitro presentati dai fornitori per dimostrare l’efficacia di questi ingredienti, quando ben fatti, la mettono a confronto con ingredienti “benchmark” di cui è ampiamente nota la bioattività. Ad esempio per valutare la espressione del collagene si utilizza l’acido ascorbico, per l’espressione della cAMP la forskolina, ecc. Leggendo le presentazioni tecniche sorge spontaneo il dubbio che in termini di sicurezza/efficacia sia preferibile utilizzare gli ingredienti benchmark, molto meno costosi e che per profilo tossicologico e reperibilità si possono formulare a concentrazioni non omeopatiche.
Rodolfo Baraldini
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Riferimenti:
Growth factors for treating diabetic foot ulcers. Cochrane database of systematic reviews, 2015
CIR: Safety assessment oligopeptides, 2012
CIR: Safety assessment Tri and Hexa peptides, 2014